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Ex combattente italiano in Siria a TPI: “L’Isis è sconfitto, questa è anche la vittoria di Lorenzo”

TPI ha intervistato Claudio Locatelli per capire che significato ha la fine dell'Isis per chi ha preso parte alla lotta contro lo Stato islamico

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 23 Mar. 2019 alle 20:07 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:01
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Immagine di copertina
Credit: Delil Souleiman/AFP

“Le Forze democratiche siriane (SDF) dichiarano la totale eliminazione del cosiddetto califfato e la sconfitta territoriale al 100 per cento dell’Isis”.

Con queste parole il portavoce delle SDF Mustafa Bali ha annunciato su Twitter la presa definitiva di Baghouz e la fine dello Stato islamico in Siria, almeno come entità territoriale, dopo 5 anni di guerra.

La riconquista di quell’ultimo fazzoletto di terra ancora nelle mani dei jihadisti non è stata facile: i miliziani dell’Isis si erano preparati a resistere, usando i civili come scudi umani, minando il terreno e scavando tunnel per compiere imboscate contro le SDF.

Proprio in uno di questi contro-attacchi ha perso la vita Lorenzo Orsetti, il combattente italiano che da un anno e mezzo era in Siria per combattere l’Isis e sostenere la rivoluzione del Rojava.

Per capire che significato ha la fine dell’Isis per chi ha preso parte alla lotta contro lo Stato islamico, TPI ha intervistato l’ex combattente Claudio Locatelli.

L’Isis è stato sconfitto e Baghouz riconquistata. Cosa vuol dire per te?

Vuol dire rendere grazie a tutti i combattenti per quello che hanno fatto. Abbiamo davvero fatto la storia. Avevamo promesso che saremmo andati avanti a combattere fino alla fine, soprattutto dopo la morte di Robert, un mio caro amico americano caduto combattendo l’Isis.

Di quella notte, oltre al dolore, ricordo la voglia di vincere anche per chi non c’era più. Tutti insieme abbiamo mantenuto la promessa fatta e tenuta viva la memoria dei nostri caduti: la dobbiamo a loro questa gioia.

Quando ho scelto di andare a combattere in Siria vedevo la fine dell’Isis come comune denominatore di tutte le battaglie a cui ho preso parte, però pensavo anche alla vittoria militare come un messaggio di speranza contro il terrore.

Quello che voglio evidenziare è che a sconfiggere l’Isis è stato un intreccio di popoli a maggioranza islamica: a combattere contro lo Stato islamico sono stati gli arabi, i curdi, i cristiani, gli yazidi. Tutti insieme abbiamo messo fine all’Isis e questo è un messaggio importante: il terrore si sconfigge uniti.

In Rojava come stanno vivendo la sconfitta dell’Isis? In questi giorni ricorre anche il capodanno curdo.

È una coincidenza incredibile, è davvero una primavera: adesso possiamo rinascere.

Ogni tanto bisogna anche gioire è oggi è il giorno giusto per farlo, ma non dimentichiamoci che l’Isis non è finito. Esiste ancora come mentalità, ci sono cellule dormienti, ma oggi abbiamo sottratto ai jihadisti il luogo in cui si organizzavano e da cui si preparavano ad attaccare.

In Rojava adesso stanno festeggiando, ma è ancora difficile rendersi pienamente conto di quanto accaduto. È un’emozione forte per tutti e per tutte. Da domani penseremo agli altri problemi che è necessario affrontare, primo tra tutti la minaccia della Turchia.

Un messaggio a chi ha perso la vita in Siria..

Nella battaglia contro l’Isis sono morti 9.490 combattenti ed io personalmente ho perso nove amici: Lorenzo, Robert, Soro, Rodi, Mehmet, Olly, Jac, Denise, Kendal.

La vittoria di oggi la dedico a loro e sono certo che Lorenzo adesso vive nell’impegno di tutti coloro che sono stati ispirati dal suo sacrificio, in Siria ma non solo. Non parlo del kalashnikov, ma di quello che ognuno di noi può fare nel quotidiano così che persone come Lorenzo non siano costrette a dare tutto.

>>La morte di Lorenzo in Siria ci insegna che dobbiamo schierarci

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