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Migranti, Muroni (Leu) a TPI: “Nuovo umanesimo per me vuol dire non lasciare le persone in mezzo al mare” | VIDEO

L'ex presidente di Legambiente e deputata di Liberi e uguali, Rossella Muroni, commenta con TPI il nuovo governo all'indomani del voto di fiducia

Di Anna Ditta
Pubblicato il 11 Set. 2019 alle 14:15 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:57

Intervista di TPI a Rossella Muroni (Leu) sul governo Conte bis

“Avevo chiesto a Conte di dire che chi salva vite in mare non può essere considerato un criminale, ma non lo ha fatto”. Rossella Muroni, deputata di Liberi e uguali (Leu) con una laurea in Sociologia e il recente passato come presidente di Legambiente, era in pole position per diventare ministro dell’Ambiente nell’esecutivo giallorosso. Per quell’incarico, invece, è stato riconfermato Sergio Costa, scelto dal Movimento Cinque Stelle già nella squadra di governo con la Lega.

Rossella Muroni è anche garante per l’Ong Mediterranea Saving Humans e ha contribuito direttamente a mettere in mare la nave Mare Jonio. Il giorno del voto di fiducia alla Camera sul governo Conte bis, la deputata di Leu è intervenuta in Aula per chiedere “risorse e coraggio” al premier, per realizzare gli ambiziosi obiettivi da lui elencati in tema di ambiente. L’indomani, 10 settembre, TPI l’ha intervistata nella sua redazione.

On. Muroni, cosa pensa di questo nuovo governo giallorosso?

È una bella scommessa, un’occasione per rimettere il paese in una dinamica positiva dopo gli ultimi 14 mesi. Ma è anche una sfida molto complicata, c’è bisogno di senso di responsabilità da parte di ciascuno e di condivisione reale non solo dei problemi del paese, ma anche degli obiettivi da raggiungere.

Il Pd e il Movimento Cinque Stelle hanno avuto scontri durissimi negli anni passati. Io sono tra coloro che auspicavano un dialogo tra M5S e il Centrosinistra, convinta che ci potesse essere una condivisione dei temi, una possibile visione comune, penso al tema ambientale ad esempio. Ma serve meno protagonismo e più gioco di squadra.

Conte nel suo discorso programmatico ha parlato dell’inserimento dell’obiettivo dello sviluppo sostenibile in Costituzione. Cosa ne pensa?

La declinazione che Conte ha dato del Green New Deal è stata molto convincente. Aspettavo da anni un presidente che avesse il coraggio di parlare di sviluppo sostenibile in Costituzione. Dopodiché il Green New Deal ha bisogno di atti molto concreti e immediati.

Ad esempio la Banca europea degli investimenti vuole dedicare la prossima partita di bilancio interamente a finanziare, per progetti europei, le politiche che ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi della decarbonizzazione al 2050. È necessario che lì il governo italiano giochi un ruolo positivo.

Sono tantissime le cose che stiamo aspettando: c’è una legge bloccata al Senato sulla promozione del biologico che andrebbe immediatamente approvata. C’è anche una legge contro il consumo di suolo che non riesce a vedere l’avvio dell’iter parlamentare, invece è importante. Ci sono i decreti dedicati alle rinnovabili, il decreto per mettere al bando la plastica monouso nel nostro paese. In questi mesi il fronte dei rifiuti si è diviso sugli slogan, tra la Lega che voleva gli inceneritori e i Cinque Stelle che dicevano “rifiuti zero”. È uno slogan che io condivido, ma so benissimo che per avere rifiuti zero serve la realizzazione di molti impianti che ci permettano di trattare i rifiuti differenziati e farli diventare nuova materia. Su questo bisogna avere una politica coraggiosa, attenta ai territori, dialogante con i cittadini, ma che abbia una strategia importante.

Nel suo intervento alla Camera lei ha fatto riferimento all’Ilva di Taranto e alla Terra dei fuochi. Cosa si aspetta dal nuovo governo su questi temi?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Mi aspetto quello che si aspettano i cittadini di quei territori. Ho citato due casi, ma ce ne sono tantissimi. C’è la provincia di Brescia, diventata il terminale di discarica del paese per i rifiuti speciali. Ci sono territori che aspettano bonifiche e i cui cittadini oggettivamente vivono in una situazione di rischio sanitario elevato, penso ad esempio alla Valle del Sacco, nel Lazio. Conte parla di nuovo umanesimo: è un concetto astratto molto bello, ma calato sul territorio vuol dire che noi a questi cittadini dobbiamo contemporaneamente garantire il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Non li si può più far scegliere perché  – questa sì – è una vera emergenza sicurezza. Quindi bonifica del territorio e una green economy che gli consenta di continuare a vivere in quei luoghi.

Il Movimento Cinque Stelle aveva promesso la chiusura dell’Ilva, poi ha fatto marcia indietro.

Spesso le promesse in politica vengono fatte con leggerezza, prevedendo scenari impossibili e illudendo i cittadini. Credo che l’Ilva di Taranto abbia immediatamente bisogno di una risposta concreta sul fronte della sicurezza ambientale e della salute dei cittadini. Ci sono dei dati dello studio Sentieri: negli ultimi 14 anni sarebbero 600 i bambini nati con malformazioni legate alle emissioni. Sono dati che pesano come pietre, da cui noi non dobbiamo prescindere. Sull’Ilva di Taranto si sta procedendo troppo lentamente per abbattere l’impianto ambientale. Bisogna metterla in sicurezza, anche se questo volesse dire abbattere la produzione, perché non c’è produzione che tenga dinanzi alla salute dei cittadini. Bisognerebbe anche interrogarsi sul futuro dell’Ilva. Tra 15 anni il nostro paese produrrà ancora acciaio? Come competiamo con la Cina? Non è più utile investire su nuovi futuri industriali?

Andando al tema dell’immigrazione, l’ha soddisfatta quanto dichiarato da Conte?

Avevo chiesto a Conte di dire innanzitutto che chi salva vite in mare non può essere considerato un criminale, ma è un’affermazione che non ha fatto. Non chiedo abiure né autofustigazioni da M5S o dal presidente del Consiglio. Siccome Conte stesso ha parlato di un nuovo metodo politico e dell’importanza delle parole, credo che darci dei criminali sia un punto di non ritorno che va censurato con forza. Non tanto per noi che abbiamo fatto da garanti, ma soprattutto per i volontari e per la guardia costiera che ha salvato tante vite in mare.

Cosa pensa dell’apertura a modificare il decreto sicurezza?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Se si vuole partire dai rilievi del Quirinale per mettere in discussione i decreti sicurezza sono disponibile a lavorare a questa ipotesi, ma bisogna chiarire che non esiste un’emergenza immigrazione nel nostro paese. C’è un fenomeno da gestire in Europa e con l’Europa. E soprattutto bisogna ristabilire i canali legali di ingresso che la Bossi Fini ha reso di fatto impossibili.

Per me i decreti sicurezza sono pericolosi, perché disegnano un’idea precisa di società: c’è più repressione nelle piazze, si usano i migranti per irrigidire le regole e aumentare la paura. Ritengo che il nostro paese abbia bisogno di trattare la sicurezza con ben altri strumenti, penso al tema della sicurezza sul lavoro e al fatto che le donne continuano a essere uccise a un ritmo incredibile per quello che si vuole definire un paese civile.

Come primo atto di questo governo, però, come ha fatto notare Matteo Orfini, c’è stata la scelta di vietare l’ingresso nei porti alla Alan Kurdi, con gli ultimi 5 naufraghi a bordo.

Assolutamente, è un messaggio sbagliato. Si continua a rimanere nell’angolo porti chiusi-porti aperti, quando invece si dovrebbe semplicemente rivendicare il fatto che rispettano le leggi internazionali. Spero che sulla nave Alan Kurdi si trovi al più presto una soluzione, i profughi sono a mare da 10 giorni, è una vergogna per tutti (qualche ora dopo l’intervista è arrivata la notizia che i naufraghi potranno sbarcare a Malta, ndr). Su questo aspetto un segnale importante, ci deve essere coerenza rispetto a un enunciato “umanesimo” che poi muore di fatto sul ponte di una barca, dove ci sono esseri umani lasciati in mezzo al mare.

Lei chiede porti aperti?

Ho partecipato a garantire la messa in acqua di una nave, quindi sì, personalmente chiedo porti aperti, ma non nel senso in cui lo intende la destra. Non penso che l’alternativa a far morire le persone in mare sia una grande chiamata a venire in Italia. Anche se culturalmente penso sia un paradosso un mondo in cui si fa tanto per far viaggiare le merci e invece si impedisce alle persone di spostarsi, come se la nascita in un luogo ti segnasse per sempre. Credo sia una grande ingiustizia. Però voglio stare sul piano della politica, non pretendo di far prevalere il mio punto di vista. La dicotomia porti aperti-porti chiusi ci costringe in una semplificazione ingannevole.

Chiedo che questo paese inizi ad affrontare il tema dei migranti non come un’emergenza ma come un fenomeno storico. Io sono un’ecologista e so bene che uno dei fenomeni che spinge alle migrazioni è quello dei cambiamenti climatici, così come l’impoverimento delle risorse naturali dei paesi da cui provengono queste persone. L’Occidente ha grandissime responsabilità, l’Africa è diventata la pattumiera dell’Europa. Non possiamo stupirci se poi queste persone vengono a cercare di vivere, seguono un istinto naturale. Chi siamo noi per negare il diritto alla vita alle persone?

A chi chiede elezioni subito e sostiene che questo governo sia abusivo cosa risponde?

Che questo governo è nato in Parlamento, in un procedimento garantito dalla Costituzione. Movimento Cinque Stelle e Partito democratico sono le due formazioni che hanno ottenuto più voti alle ultime elezioni politiche. Era molto più innaturale il governo M5S-Lega, perché la Lega è stata al governo con il 17 per cento e con moltissimi ministri. Credo quindi sia un tentativo che vada fatto.

Questo governo deve dimostrare nei fatti la sua utilità, non la sua legittimità. La vera sfida è dimostrare che sia utile per il paese. Se non dovesse funzionare penso che si debba rapidamente andare alle elezioni. Questo noi lo abbiamo detto subito, se bisogna formare un governo che sia un governo di legislatura.

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