Vittorio Feltri: “Oriana Fallaci dormì da me prima di morire. Fini? L’ho ucciso politicamente”
Il giornalista si racconta in occasione dell'uscita del suo ultimo libro "Il direttore rompiscatole"
Da Oriana Fallaci a Gianfranco Fini: il giornalista Vittorio Feltri si racconta in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Il direttore rompiscatole. Intervistato dal Corriere della Sera, Feltri racconta della sua amicizia con Oriana Fallaci di cui parla anche nel volume: “Mi aveva convocato in un ristorante di piazza Cavour. Io arrivai con tre minuti di ritardo e lei era già seduta, con questo pacco gigantesco accanto. Lo scartai perplesso e trovai una pelliccia di visone da uomo. ‘È l’ultima moda a New York’, mi disse. Naturalmente non la indossai mai, ma la conservo ancora”.
Un’amicizia durata fino alla morte della reporter: “Era giugno del 2006. Oriana mi chiamò, disse che aveva delle faccende da sbrigare a Milano, ma di non volersi mostrare fragile. Così mi offrii di ospitarla nella mia casa in piazza Duse, dove rimase per qualche giorno, dopo aver cacciato la governante. Io, per non disturbarla, stavo in mansarda. Aveva sempre il suo bel carattere, fumava di continuo e spegneva le sigarette sul divano, cosa che mi faceva imbufalire”. Feltri ricorda che la giornalista “desiderava conoscere Maria Luisa Trussardi, perché in guerra si portava il suo profumo: quando andammo da lei a pranzo, si vestì come una regina. E al rientro mi chiese di portarla dal salumaio. Poi tornò a Firenze: voleva morire lì”. Ancora oggi rivela di avere il rammarico “di non averle parlato prima che morisse. Lei mi aveva cercato, ma io ero all’ospedale e non potei richiamarla”.
Riguardo alla sua carriera, il giornalista rivela di essere orgoglioso di tutti i casi di cui si è occupato: “Dal caso Tortora ai reportage alle Olimpiadi di Seul, quando ho rincorso, letteralmente, Gelindo Bordin al traguardo, e ai Mondiali del Messico”. Feltri rivela di essere stato anche corteggiato da De Benedetti: “Mi è sempre stato simpatico, è una persona spiritosa. Nel 1996, o nel 1997, mi convocò in pompa magna, c’era pure Caracciolo. Ebbi la sensazione che volessero sondare il terreno, ma io per levarli dall’imbarazzo dissi che se avessi diretto Repubblica, per la prima volta nella mia vita avrei perso copie”. Feltri ricorda di aver anche distrutto la carriera politica di Gianfranco Fini: “Politicamente l’ho ucciso io. Eppure avevo provato ad avvisarlo. Lui mi aveva dato appuntamento, poi non si presentò. Aveva rinunciato a spiegarsi. E mi sentii autorizzato a pubblicare la notizia”.