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L’Onu critica la Cina per la censura sull’esplosione di Tianjin

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Oltre 114 persone sono morte in seguito all'esplosione di un magazzino a Tianjin. L'Onu ha criticato la Cina per la scarsa trasparenza con cui sta conducendo le indagini

Il 12 agosto nel porto di Tianjin, città del nordest della Cina a 100 chilometri dalla capitale Pechino, sono avvenute due forti esplosioni in un’area portuale dove erano immagazzinate diverse tonnellate di sostanze chimiche.

L’incidente ha causato la morte di almeno 114 persone. I feriti sarebbero circa 700, mentre 65 persone sono ancora disperse. Migliaia di case costruite nell’area circostante al magazzino sono state distrutte.

A oggi rimangono ancora sconosciute le cause dell’incidente, così come la quantità e la tipologia di sostanze chimiche che hanno alimentato l’incendio. L’istituto sismologico del governo cinese ha valutato la potenza della seconda esplosione, la più forte delle due, equiparandola alla detonazione di 21 tonnellate di tritolo. Le esplosioni sono state rilevate perfino dai satelliti meteorologici giapponesi.

Nell’incidente sono bruciate diverse tonnellate di cianuro di sodio, una sostanza molto inquinante che ha innalzato il livello di guardia sul rischio di contaminazione di aria e acqua. Le autorità ambientali hanno confermato livelli di cianuro superiori alla media in alcune aree intorno al magazzino, mentre hanno rassicurato la popolazione locale sul possibile rischio di una progressiva diffusione degli inquinanti al di fuori dell’area evacuata.

Il 20 agosto l’Onu ha però accusato duramente gli organi di governo cinesi. Baskut Tuncak, esperto delle Nazioni Unite su diritti umani e materiali infiammabili, ha criticato la scarsa trasparenza con cui sono stati diffusi i dati riguardanti gli effetti della contaminazione sull’ambiente, così come la mancanza di informazioni e gli atti di restrizione della libertà di stampa e censura in seguito al disastro.

Le autorità cinesi sarebbero state duramente attaccate sul web e accusate di non aver diffuso dati veritieri sulla contaminazione ambientale e sul fatto che l’impianto fosse stato costruito troppo vicino alle abitazioni.

L’emittente televisiva di stato CCTV ha interrotto il collegamento dalla conferenza stampa in cui le autorità locali stavano facendo luce sull’accaduto, in seguito a domande troppo incalzanti da parte dei giornalisti. Anche sulla piattaforma di microblogging Weibo sarebbero stati censurati diversi commenti riguardanti l’accaduto.

Yu Xuewei, il presidente della Ruihai International Logistics – la compagnia che gestiva il deposito –  è stato arrestato insieme al vice Dong Shexuan. L’agenzia di stampa cinese Xinhua ha riportato che, in seguito all’arresto, i due funzionari della Ruihai avrebbero ammesso di aver sfruttato le loro conoscenze politiche per ottenere l’approvazione per costruire il magazzino.

Sono state così confermate le accuse già mosse dall’Onu sull’illegittimità dell’impianto in cui erano contenute le sostanze chimiche. L’area dell’esplosione era infatti costruita a poche centinaia di metri da una zona residenziale, gravemente danneggiata dall’incidente, nonostante la legge cinese stabilisca una distanza minima di un chilometro tra le case e i magazzini di sostanze pericolose.

Come riporta il New York Times, il 19 agosto il sindaco della città di Tianjin Huang Xingguo si è addossato la responsabilità dei fatti accaduti. Questo atto sembrerebbe ribadire le implicazioni politiche che stanno dietro alle concessioni illegali del deposito.

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