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Home » Esteri

Venezuela, attacco americano a Caracas. Trump: “Abbiamo catturato Maduro e la moglie”. Forti esplosioni e aerei a bassa quota: “Colpite basi militari”

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Gli Stati Uniti nella notte, le prime ore del mattino in Italia, hanno lanciato un attacco contro diversi siti in Venezuela, comprese basi militari nel Paese. L’esercito americano, secondo quanto annunciato dal Presidente Donald Trump, ha “catturato il presidente del Venezuela Maduro e la moglie Cilia Flores, e li ha portati fuori dal Paese”, in una azione svolta “in coordinamento con l’amministrazione della giustizia americana”.

Maduro è stato accusato da parte degli Stati Uniti di essere alla guida di un “narco-stato”, e di aver truccato le elezioni che lo avevano portato al potere. Il leader venezuelano, che aveva preso il potere dopo Hugo Chavez, aveva replicato accusando gli Stati Uniti di voler mettere le mani sulle riserve petrolifere del Venezuela, le più imponenti al mondo.

Un attacco a sorpresa? Non proprio. Nelle scorse settimane Trump aveva evocato la possibilità di attacchi terrestri contro il Venezuela in nome di una “guerra ai cartelli della droga” e aveva affermato che i giorni del presidente venezuelano Nicolás Maduro erano “contati”.

L’attacco

L’attacco di oggi ha causato forti esplosioni a partire dalle 2 di notte, ora locale (le 7 del mattino in Italia), nella capitale del Venezuela, Caracas, e in altre località negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira, dove sono state colpite diverse basi militari. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha condiviso, poco dopo l’attacco, un elenco dei siti colpiti: tra questi ci sono a Caracas la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez, luogo altamente simbolico. A Caracas sarebbe stato colpito anche il Fuerte Tiuna, il principale complesso militare del Paese, e la base aerea di La Carlota. Prima dell’annuncio di Trump sulla cattura di Maduro, Petro aveva anche annunciato l’avvio di un piano di difesa militare al palazzo presidenziale di Miraflores. Fuori dalla capitale, tra gli altri obiettivi menzionati: la base dei caccia F-16 a Barquisimeto, la base militare di elicotteri di Higuerote, l’aeroporto di El Hatillo e l’aeroporto privato di Charallave, a sud di Caracas.

La cattura di Maduro e della moglie, secondo la Cbs, è stata compiuta dalla Delta Force. Intanto il governo venezuelano, prima dell’annuncio dell’arresto di Maduro e subito dopo l’attacco, ha parlato di “gravissima aggressione” e ha chiesto a tutte le forze politiche e sociali di attivare i piani di mobilitazione. “Ci difenderemo”, ha dichiarato il governo di Caracas. “Gli Stati Uniti non riusciranno a mettere le loro mani sulle risorse del nostro Paese”.

Lo stesso comunicato del governo riferiva che Maduro ha “firmato e ordinato l’attuazione del decreto che dichiara lo stato di agitazione esterna” cioè l’emergenza nazionale, al fine di “proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata”. Allo stesso modo, ha ordinato l’immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione, e dei suoi organi in tutti gli Stati e i comuni del Paese.

Il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López ha annunciato lo spiegamento di forze militari in tutto il Paese in un video pubblicato sui social media, dopo che l’esercito statunitense ha condotto attacchi nel Paese. Come riporta la Cbs, il ministro della Difesa ha chiesto un fronte unito di resistenza di fronte alla “peggiore aggressione” mai subita dal Venezuela. Ha affermato che tutte le forze armate saranno schierate seguendo “gli ordini di Maduro”, ma non ha fatto alcun riferimento alla presunta cattura di Maduro. “Ci hanno attaccato ma non ci sottometteranno”, ha detto. Il ministro ha rivolto un invito alla calma e all’unità e ha messo in guardia contro l’anarchia e il disordine, avvertendo: “Non soccombiamo al panico che il nemico cerca di instillare”.

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