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L’Afghanistan è senza vaccini, e i bambini pagano il prezzo dell’egoismo dei paesi ricchi

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Illustrazione: Emanuele Fucecchi

Save the Children: "I bambini afgani pagano il prezzo della mancanza dei vaccini"

Dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato pandemia globale nel marzo 2020, molti paesi, in particolare quelli più ricchi, non hanno prestato troppa attenzione. Almeno fin quando paesi come Italia e Spagna non sono stati sopraffatti dalla prima ondata di Covid-19: solo allora il mondo ha iniziato a realizzare quanto sarebbe potuto essere devastante quel virus. 

Mentre le nazioni con buoni sistemi sanitari iniziavano a sentire la pressione del virus, in luoghi come l’Afghanistan o campi profughi affollati si manifestavano i primi casi di Covid-19. La preoccupazione è cresciuta esponenzialmente: se la situazione era difficile per i paesi più ricchi, come avremmo supportato quelli senza risorse? 

All’inizio della pandemia spesso si diceva che “non sarebbe stata più la stessa cosa”, si parlava di solidarietà globale e di proteggere i più vulnerabili. I nostri sistemi globali, il cui compito è proteggere i diritti umani, la dignità e l’uguaglianza, avrebbero fatto ciò che avrebbero dovuto effettivamente fare, garantendo che nessuno fosse lasciato indietro?

Più di un anno dopo, se l’Afghanistan è l’esempio, allora è evidente che abbiamo sbagliato tutto. Come spesso accade, sono i bambini a pagare il prezzo più alto. Con numeri record di casi, in Afghanistan le scuole hanno chiuso di nuovo. Nel frattempo, le nazioni ricche e già vaccinate celebrano un ritorno alla vita normale, una normalità semplicemente non accessibile ai paesi con le tasche vuote.

L’Afghanistan ha ricevuto meno di 1 milione di dosi di vaccino: circa mezzo milione di vaccini AstraZeneca dall’India e dosi Sinopharm acquistate dalla Cina. Ad oggi, meno dell’1 per cento della popolazione è stata vaccinata e l’Afghanistan non è nemmeno lontanamente vicino all’obiettivo iniziale di vaccinare il 20 per cento della popolazione (poco meno di 8 milioni) entro la fine del 2021.

Dal 1° maggio, si stima che in Afghanistan i casi di Covid-19 siano aumentati di oltre il 700 per cento e probabilmente è una stima al ribasso. Secondo quanto riportato questa settimana, la spedizione di 3 milioni di dosi promesse dall’OMS tramite COVAX è slittata di mesi a causa di problemi di approvvigionamento. Senza scorte la campagna vaccinale in Afghanistan è ferma.

Con le scuole nuovamente chiuse per controllare i contagi, i bambini afgani – che hanno già vissuto tutta la loro vita in guerra – hanno perso di nuovo la loro unica possibilità di costruirsi un futuro migliore. Gli ultimi dati di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro mostrano che i minori afgani potrebbero aver perso fino al 13 per cento della loro istruzione scolastica, con cifre che raggiungono il 21 per cento per bambine e ragazze e questi numeri rischiano di aumentare.

Un’altra ricerca di Save the Children della fine del 2020 rivela che in Afghanistan l’82 per cento dei bambini intervistati ha imparato “un po’” o “niente” durante la chiusura delle scuole a causa di povertà, mancanza di accesso a materiali didattici e insegnanti e, per le ragazze, a causa dell’aumento dei lavori domestici. Save the Children e i suoi partner continuano a lavorare a fianco del governo dell’Afghanistan per ridurre l’impatto della pandemia sulle comunità vulnerabili, per quanto sia possibile senza un equo accesso al vaccino.

Nell’ultimo anno abbiamo imparato diverse cose: a conoscere la solitudine e la perdita; quanto siano fragili i nostri sistemi sanitari, anche nei paesi più sviluppati; abbiamo appreso che l’unico modo per porre fine a una pandemia è eliminarla ovunque; ci siamo resi conto della minaccia delle nuove varianti più contagiose e letali, o peggio, varianti per cui i nostri vaccini sono inefficaci.

Nel tentativo di ridurre il rischio di nuove varianti, alcuni paesi come il Regno Unito hanno ritardato la seconda dose del vaccino fino a 12 settimane, poiché le prove scientifiche hanno dimostrato chiaramente che vaccinare più persone con una dose risulta più efficace che non somministrare due dosi a meno persone. 

Il fatto che questa stessa logica non venga applicata a paesi come l’Afghanistan (che non sono in grado di acquistare o produrre vaccini) per dare loro la possibilità di iniziare a somministrare la prima dose alla popolazione è a dir poco ipocrita. Le dichiarazioni di solidarietà globale sono parole vuote senza azioni concrete.

Mentre in alcuni paesi quasi il 60 per cento della popolazione ha già ricevuto due dosi, in paesi come l’Afghanistan – colpito ora da una terza ondata devastante paragonabile alle prime ondate che hanno travolto l’Europa lo scorso anno – le scorte sono esaurite.

La comunità internazionale, specialmente i paesi con dosi in eccesso, deve adempiere tempestivamente al proprio obbligo globale di distribuire i vaccini a paesi come l’Afghanistan che non hanno i mezzi per acquistarli o produrli.

Fin quando questa vergognosa ingiustizia globale non sarà risolta, saranno i bambini afgani a pagarne le conseguenze peggiori.

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