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Trump ha ufficialmente riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele

Immagine di copertina
Gerusalemme, cupola della roccia. Credit: Laura Melissari

Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre annunciato che l'ambasciata degli Stati Uniti sarà trasferita da Tel Aviv a Gerusalemme, per rimarcare la decisione storica

Donald Trump ha ufficialmente annunciato di aver deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, facendo diventare gli Stati Uniti il primo importante paese a compiere questa scelta.

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“È ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo-palestinese. Israele ha il diritto a scegliere la propria capitale”, ha detto Trump.

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che l’ambasciata degli Stati Uniti sarà trasferita, il prima possibile, da Tel Aviv a Gerusalemme, aggiungendo che gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi per il raggiungimento di un accordo di pace duraturo.

“Non possiamo risolvere la questione mediorientale con il vecchio approccio, ne serve uno nuovo”, ha detto il presidente Donald Trump.

La decisione arrivata oggi, 6 dicembre 2017, dà seguito a una legge statunitense del 1995 in cui Gerusalemme veniva riconosciuta come capitale di Israele. La sua attuazione era stata rimandata dai vari presidenti, per evitare che la decisione facesse sprofondare il Medio Oriente nel caos.

Il vicepresidente Mike Pence si recherà nella regione nei prossimi giorni.

Poco dopo l’annuncio di Trump, il sindaco di Gerusalemme ha deciso di proiettare la bandiera statunitense, e quella israeliana, sul muro del pianto, come segno di riconoscimento.

Le reazioni del mondo arabo

“Donald Trump ha aperto le porte dell’inferno”, ha dichiarato Hamas, il movimento che governa la Striscia di Gaza, subito dopo l’annuncio.

Abbas ha avvertito il presidente statunitense delle “pericolose conseguenze che la decisione potrebbe portare nel processo di pace, sicurezza e stabilità nella regione e nel resto del mondo”, come riferito da Nabil Abu Rudeina, portavoce del presidente dell’Anp.

Anche il re di Giordania Abdullah II ha criticato la decisione dell’amministrazione Trump di spostare l’ambasciata a Gerusalemme; un trasferimento che potrebbe avere “gravi ripercussioni sulla stabilità e la sicurezza della regione” e infiammare le tensioni tra cittadini di fede diversa.

Anche papa Francesco aveva chiesto di fare dietrofront a Donald Trump: “Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani ed ha una vocazione speciale alla pace. Rispettate lo status quo”.

Indiscrezioni sulla volontà di Trump di scegliere Gerusalemme come nuova sede dell’ambasciata Usa in Israele avevano cominciato a circolare nei giorni scorsi.

Il trasferimento era stato annunciato in campagna elettorale e poi rimandato. 

Poche ore prima della telefonata tra Trump e Abbas del 5 dicembre, diplomatici e funzionari di stato palestinesi avevano affermato che i termini necessari per spostare ufficialmente l’ambasciata statunitense a Gerusalemme erano stati già superati.

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha descritto la questione di Gerusalemme come una “linea rossa” che potrebbe compromettere i rapporti di Israele con il resto del mondo. Timori sono stati espressi anche dall’Unione europea.

L’Arabia Saudita aveva avvertito gli Stati Uniti a non fare passi che potrebbero “bloccare gli sforzi per ridare slancio al processo di pace”.

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