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Home » Esteri

Trump dribbla il Congresso su un possibile attacco all’Iran. La replica della commissione Esteri della Camera: “Non sei un dittatore”

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Il presidente aveva "delegato" a Twitter la notifica al Congresso di una reazione militare statunitense a eventuali attacchi di Teheran

Trump dribbla il Congresso su un possibile attacco all’Iran. La replica: “Non sei un dittatore”

È braccio di ferro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i democratici che controllano la Camera dei rappresentanti del Congresso statunitense riguardo alla crisi con l’Iran dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani in un raid americano a Baghdad, in Iraq (qui le ultime notizie). Sin dal principio, il tycoon non aveva informato il principale organo rappresentativo degli Usa dell’operazione in cui è stato ucciso il generale, e questo ha suscitato diverse polemiche. Ma lo scontro aperto è arrivato quando, domenica scorsa, Trump ha pubblicato una serie di tweet in cui in sostanza “dribblava” il Congresso Usa su una possibile operazione militare contro l’Iran.

“Se l’Iran dovesse attaccare qualunque persona o obiettivo americano gli Stati Uniti colpiranno subito anche in maniera sproporzionata”, ha minacciato, aggiungendo: “Questi post serviranno come notifica al Congresso”, specificando che “nessun avviso legale è richiesto, e ciò nonostante viene fornito!”.

Ai tweet di Trump ha risposto l’account della commissione Esteri della Camera. “Questi post serviranno come promemoria che i poteri di guerra spettano al Congresso in base alla costituzione americana”, si legge nel tweet. “E che lei dovrebbe leggere la War Powers Act (la legge in materia del 1973, ndr). E che lei non è un dittatore”.

La scelta di Trump di procedere al raid senza informare il Congresso, aprendo di fatto una crisi internazionale di grave portata e a possibili scenari di guerra, non è piaciuta ai democratici statunitensi, che alla Camera vogliono presentare una risoluzione che limiti l’autorità militare del presidente statunitense, che è anche il capo delle forze armate.

“In settimana voteremo una risoluzione che riafferma la consolidata responsabilità di supervisione del Congresso rendendo obbligatoria, in assenza di ulteriori azioni parlamentari, la fine entro 30 giorni delle ostilità militari dell’amministrazione contro l’Iran”, ha spiegato la speaker della Camera Nancy Pelosi.

La risoluzione probabilmente passerà alla Camera, dove i democratici hanno la maggioranza, ma non al Senato, che è controllato dai repubblicani. Questi ritengono che il presidente “aveva tutti i poteri necessari” per il raid, visto come un’iniziativa difensiva.

Ma chi ha ragione? L’articolo 1, comma 8 della Costituzione americana stabilisce che spetta al Congresso il potere di dichiarare guerra e finanziarla. Il presidente statunitense per avviare un conflitto deve avvisare il Congresso 48 ore prima e può impegnarsi massimo per 60 giorni.

In più occasioni tuttavia la Casa Bianca ha avviato operazioni militari senza approvazione parlamentare. Questo è accettato purché, come consuetudine, siano avvertiti i leader dei due partiti principali alla Camera e al Senato insieme ai presidenti e ai capi del comitato intelligence delle Camere.

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