Tanzania, l’accusa delle Ong al governo: “Censura e violazioni dei diritti umani nonostante il miracolo economico”

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 29 Ott. 2019 alle 13:28 Aggiornato il 29 Ott. 2019 alle 14:51
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Credits: Pixabay

Tanzania, l’accusa di Amnesty e Human Rights Watch contro il governo: “Opposizioni calpestate e media censurati”

Il Pil della Tanzania è in costante crescita (sale all’incirca del 7 per cento ogni anno) e le condizioni economiche complessive della popolazione stanno migliorando. Tuttavia le due organizzazioni umanitarie Human Rights Watch (HRW) e Amnesty International in un report pubblicato ieri 28 ottobre accusano il governo del presidente John Magufuli di violazione dei diritti umani.

Le due Ong denunciano la censura dei media e la repressione delle opposizioni che si sarebbero intensificate a partire dal 2015, anno in cui è stato eletto il presidente Magufuli. Secondo le organizzazioni il governo “avrebbe rafforzato le misure repressive contro la libertà di stampa e il giornalismo indipendente e avrebbe estremamente ristretto la possibilità di azione delle Ong e delle formazioni politiche d’opposizione”. “Il suo governo deve urgentemente porre fine a ogni abuso e violazione dei diritti umani”, afferma Roland Ebole, ricercatore di Amnesty International Tanzania.

Tanzania: violati i diritti umani

I report delle due organizzazioni sono stati redatti separatamente ma le conclusioni a cui sono giunte entrambe le ricerche sono molto simili. HRW ha intervistato 80 persone tra giornalisti, bloggers, avvocati, politici e rappresentanti delle organizzazioni non governative. Amnesty International ha invece intervistato circa 68 persone: rappresentanti di associazioni, accademici, religiosi, giuristi, diplomatici e leader religiosi.

Le due ricerche hanno dimostrato che il presidente ha effettivamente inasprito la censura e la repressione della libertà di espressione ed associazione: dal 2015 sono stati sospesi almeno 5 giornali perché il loro contenuto era considerato “troppo critico”. Anche alcune radio come Swahiba FM sono state “silenziate” per aver trasmesso l’annuncio di vittoria alle elezioni del leader dell’opposizione Maalim Seif Sharif Hamad.

Con il Cybercrimes Act del 2015 il governo è riuscito inoltre a perseguitare anche giornalisti e attivisti per dei semplici post sui social e a gennaio 2019 il Parlamento ha reso ancora più restrittive le norme sulla libertà di stampa. Sospesa fino al 2020 anche la libertà di fare attività politica.

“Vediamo una pericolosa escalation della repressione in Tanzania. Le autorità negano ai cittadini il diritto di essere informati” ha ribadito Ebole.

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