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Siria, una bomba ha ucciso uno scienziato vicino ad Assad: guidava un centro di ricerca sugli armamenti

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Lo scienziato siriano, Aziz Esber, direttore di un centro di ricerche nella provincia di Hama – sospettato di essere coinvolto nei programmi di armamenti chimici del regime di Assad- è stato ucciso da una bomba nella notte tra il 4 e il 5 agosto. A dare la notizia è stata l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

Un centro di ricerche, quello diretto da Esber, situato nella località di Masyaf, che era stato preso di mira nel settembre del 2017 da un raid aereo che si ritiene sia stato compiuto da Israele.

Secondo l’Osservatorio, il generale ucciso era molto vicino al presidente Bashar al-Assad e all’Iran, e curava di recente la produzione di missili terra-terra a corto raggio. Insomma, non un uccisione casuale.

Un attentato vero e proprio che è stato poi rivendicato dal gruppo ribelle siriano affiliato a Tahrir al-Sham che ha ammesso di aver condotto l’operazione per far fuori il numero uno dei programmi chimici del regime.

Il gruppo terroristico è un conglomerato che comprendere, su ampia scala, anche l’ex Fronte Al Nusra, la parte siriana di quello che rimane di Al Qaeda.

Secondo AnsaMed, le brigate di Abu Amar hanno diffuso via Telegram un messaggio in cui rivendicavano l’atto terroristico con la spiegazione nei dettagli dell’operazione: “Abbiamo usato sistemi esplosivi per uccidere Esber”.

Secondo quanto riporta invece l’Osservatorio siriano dei diritti umani, l’attentato è stato compiuto sabato sera per motivi legati all’assidua vicinanza dello scienziato con i regimi di Teheran e Damasco, il che conterrebbe il ruolo di antagonisti dei gruppi fondamentalisti di matrice sunnita (mentre Iran e Siria sono storicamente di tradizione sciita).

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