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È stata ritrovata la testa della giornalista svedese Kim Wall

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La reporter è scomparsa dopo essere salita a bordo del sottomarino di proprietà dell’inventore danese Peter Madsen, che ora è accusato di averla uccisa e aver deliberatamente sabotato l'imbarcazione

La polizia danese ha reso noto di aver ritrovato alcune parti del corpo, inclusa la testa mozzata, della giornalista svedese Kim Wall, scomparsa il 10 agosto scorso dopo essere salita a bordo del sottomarino di proprietà dell’inventore danese Peter Madsen.

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La testa mozzata è stata trovata in una borsa che conteneva anche due gambe, secondo quanto dichiarato dall’ispettore della polizia di Copenhagen, Jens Moller e riportato dalla Bbc. In un’altra borsa sono stati ritrovati i vestiti mancanti della donna.

Wall, giornalista freelance di 30 anni, stava raccogliendo informazioni sull’imbarcazione per un articolo. Il sottomarino è affondato poche ore dopo che la giornalista era salita a bordo.

Lunedì 21 agosto era stato ritrovato il busto della donna nella baia di Copenhagen. Secondo la polizia, la testa e gli arti erano stati tagliati deliberatamente. Le autorità hanno poi identificato i resti come appartenenti alla giornalista svedese.

Peter Madsen, 46 anni, è stato arrestato ed è accusato dalle autorità danesi di aver deliberatamente sabotato il mezzo dopo aver ucciso la donna. Lui ha inizialmente sostenuto di aver riaccompagnato la giornalista al porto sana e salva, poi ha cambiato versione dicendo di averla accidentalmente uccisa facendo cadere un portellone del sottomarino sulla sua testa per errore e di averla “sepolta in mare”.

I medici legali hanno reso noto che la borsa in cui sono state ritrovate parti del corpo della donna era stata appesantita con alcuni pezzi di metallo e che dall’autopsia non risultano fratture sul suo cranio.

Il 4 ottobre si è diffusa la notizia che alcuni video di donne che vengono decapitate, torturate e bruciate sono stati trovati in un hard disk che si suppone appartenga a Madsen. L’inventore ha negato che l’hard disk fosse suo, dicendo che chiunque avrebbe potuto usarlo nel laboratorio in cui lavorava.

Peter Madsen è un eccentrico inventore danese, ingegnere aerospaziale e cofondatore di Copenhagen Suborbitals, l’unico programma amatoriale spaziale finanziato interamente in crowd-funding, la pratica di microfinanziamento che mobilita persone e risorse intorno a progetti di investimento, spesso innovativi.

Nel 2014 Madsen ha anche fondato il Rocket Madsen Space Lab, un laboratorio di ricerca per tecnologie missilistiche che concentra i propri sforzi nello sviluppo di motori basati su poliuretano e perossido di idrogeno.

Entrambe le organizzazioni hanno l’obiettivo di diventare il primo programma spaziale non governativo a inviare un essere umano nello spazio.

Kim Isabell Frerika Wall era una giornalista svedese freelance di 30 anni. Aveva studiato all’Università Sorbona di Parigi, alla London School of Economics nel Regno Unito e alla Columbia University a New York, dove si è laureata in giornalismo nel 2013.

Wall viveva tra New York e Pechino e collaborava con testate internazionali come The New York Times, Harpers, The Guardian, VICE Magazine, South China Morning Post, Foreign Policy TIME. Il suo lavoro riguardava in particolare le identità di genere, le ingiustizie sociali e gli affari internazionali.

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