La decisione shock della Serbia: il boia di Srebrenica Mladić avrà funerali con onori militari e di Stato
L'ex comandante dell'esercito serbo-bosniaco è morto all'Aia mentre scontava l'ergastolo per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra
Ratko Mladić tornerà in Serbia accompagnato dagli onori dello Stato. Il governo di Belgrado ha annunciato che l’ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco, morto il 27 agosto all’Aia mentre scontava una condanna all’ergastolo, sarà sepolto con “i massimi onori militari e di Stato”. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić, spiegando che sarà la famiglia a decidere il luogo della sepoltura e che le autorità stanno aspettando dal tribunale dell’Aia le indicazioni necessarie per il trasferimento della salma. La scelta di Belgrado assume un peso particolare per la figura di Mladić. Il generale serbo-bosniaco è stato infatti riconosciuto colpevole dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. Nel 2017 era stato condannato all’ergastolo; la sentenza è stata confermata in appello nel 2021.
Mladić fu comandante dell’esercito della Republika Srpska durante la guerra bosniaca, combattuta tra il 1992 e il 1995. Il suo nome è legato soprattutto all’assedio di Sarajevo e alla strage di Srebrenica del luglio 1995. A Srebrenica, enclave musulmana bosniaca allora dichiarata “area protetta” dalle Nazioni Unite, furono uccisi più di 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi. Il massacro è stato riconosciuto come genocidio dai tribunali internazionali ed è considerato una delle peggiori atrocità commesse in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Il Tribunale dell’Aia attribuì a Mladić la responsabilità per una serie di crimini commessi dalle forze serbo-bosniache durante il conflitto, compreso il genocidio di Srebrenica. Dopo la fine della guerra rimase latitante per 16 anni, fino all’arresto avvenuto in Serbia nel 2011.
La giustificazione fornita da Vujić si basa sul suo status militare. Il ministro ha sostenuto che Mladić era un generale e che, di conseguenza, i protocolli previsti per la sua sepoltura saranno rispettati. Il governo serbo, ha spiegato, è pronto a inviare una delegazione all’Aia per occuparsi del trasferimento della salma non appena saranno completate le procedure. Il luogo della sepoltura non è stato ancora stabilito. Secondo quanto riferito dalle autorità serbe, la decisione spetterà alla famiglia. Mladić aveva espresso in passato il desiderio di essere sepolto al cimitero di Topčider, a Belgrado, accanto alla figlia Ana.
La decisione di Belgrado rischia di riaccendere il confronto sulla memoria delle guerre jugoslave e, soprattutto, sul rapporto della Serbia con il proprio passato. La morte di Mladić ha già prodotto reazioni profondamente divergenti. Le organizzazioni che rappresentano le vittime di Srebrenica hanno ribadito l’importanza di preservare la memoria dei crimini e delle sentenze internazionali. Al contrario, alcuni esponenti politici serbi e della Republika Srpska hanno celebrato la figura dell’ex generale e contestato il modo in cui il Tribunale dell’Aia ha gestito il suo caso. In Republika Srpska, entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, dopo la notizia della morte sono stati organizzati momenti di commemorazione in chiese e luoghi pubblici.
È proprio questa contrapposizione a rendere particolarmente controversa la scelta di concedere gli onori di Stato a Mladić: per le autorità serbe si tratta del rispetto dovuto a un generale; per le vittime e per una parte significativa della comunità internazionale, il generale è invece un uomo condannato per alcuni dei crimini più gravi commessi in Europa negli ultimi decenni. La salma di Mladić dovrebbe quindi tornare in Serbia nelle prossime ore o nei prossimi giorni, una volta completate le procedure dell’Aia. La cerimonia funebre rischia di trasformarsi così non soltanto nell’ultimo atto della vita dell’ex comandante serbo-bosniaco, ma anche in un nuovo capitolo della battaglia sulla memoria della guerra di Bosnia.