Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 14:25
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Il sequestro dei 4 italiani in Libia non è una rappresaglia contro l’Italia, secondo Gentiloni

Immagine di copertina

Sono stati identificati i quattro italiani rapiti in Libia. Secondo il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni non si tratta di una rappresaglia contro l'Italia

I cittadini italiani rapiti in Libia vicino la città di Zuara, nel nordovest del Paese, si chiamano Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla. 

Erano entrati in Libia dalla Tunisia nel corso della serata di domenica 19 luglio. 

Sono tutti e quattro impiegati nella società italiana di costruzioni Bonatti e, al momento del loro rapimento, erano diretti verso la città libica di Mellitah, dove è stanziato un complesso di impianti petroliferi e del gas di proprietà dell’Eni.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha dichiarato che “è difficile, dopo poche ore, capire natura e responsabili” del rapimento e che si tratta di una “zona in cui ci sono dei precedenti” e, per questo, bisogna “concentrarsi sul terreno per reperire informazioni”.

In ogni caso, secondo il ministro Gentiloni, il rapimento dei quattro italiani non rappresenterebbe una ritorsione da parte della Libia “contro il governo italiano per il suo sostegno, in sede Onu, alla formazione” del governo libico, riporta l’Ansa.


Nelle ore successive al sequestro, è apparso un cartello nei pressi di Mellitah, a 60 chilometri dalla capitale Tripoli, vicino il complesso petrolifero di Wafa, presso cui la società italiana di costruzioni Bonatti è impiegata.

Nel cartello era scritta la frase “Freedom for Gino, Filippo, Salvo e Fausto”.

Il cartello è stato fotografato e postato su Facebook da alcuni colleghi dei rapiti, mentre l’ex dipendente della Bonatti e collega Manuel Bianchi ha voluto rilasciare un post sui social in merito al sequestro.

“Quello che è successo in Libia oggi – scrive – poteva benissimo accadere a me fino ad un anno fa. Ci si reca in quei posti solo per lavorare e non per divertirsi; per farvi arrivare il gas con il quale vi riscaldate in inverno, con il quale vi raffreddate in estate (ebbene sì) e con il quale vi fate da mangiare tutto l’anno. Per cui questa volta non ammetto ‘se la sono cercata’, ma solo Solidarietà”, ha scritto Bianchi.

Da almeno quattro anni la Libia si trova nel caos, scaturito da una guerra civile che ha portato alla cattura e deposizione dell’ex colonnello Muammar Gaddafi.

Oggi il Paese è diviso da diverse fazioni in lotta fra loro che si contendono il territorio. Qui ulteriori approfondimenti. L’Italia ha chiuso la sua ambasciata in Libia lo scorso febbraio, esortando gli italiani a lasciare il Paese a causa del crescente pericolo.

— Leggi anche: un rapporto di Amnesty International dello scorso maggio ha rivelato gli abusi che i migranti subiscono dai trafficanti di esseri umani e dai gruppi armati sulle coste libiche.

Cosa fare ora con la Libia: l’opinione di Abdul Magid Breish, presidente della Libyan Investment Authority

Cos’è l’Isis, raccontato senza giri di parole 

Ti potrebbe interessare
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2025: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Esteri / Trump è il presidente statunitense che ha autorizzato più interventi militari dal 2000 a oggi
Ti potrebbe interessare
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2025: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Esteri / Trump è il presidente statunitense che ha autorizzato più interventi militari dal 2000 a oggi
Esteri / Almeno 1.230 morti in Iran dal 28 febbraio, oltre un centinaio nel resto della regione. Usa e Israele continuano i raid. Contrattacchi di Teheran su Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati. Colpito anche un aeroporto in Azerbaigian. Tel Aviv bombarda il Libano e ordina l’evacuazione di quattro quartieri alla periferia sud di Beirut. Meloni annuncia “aiuti per i Paesi del Golfo”. Crosetto: “Invieremo mezzi navali a Cipro"
Esteri / Quando Trump accusava Obama: “Attaccherà l’Iran per ottenere un vantaggio alle elezioni”
Esteri / Pedro Sanchez a Trump: "Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone"
Esteri / Il figlio di Ali Khamenei “curato per mesi nel Regno Unito per impotenza”: il documento degli 007 Usa
Esteri / L’ex direttore della Cia Panetta: “Trump non sa cosa vuole, non si cambia un regime con le bombe”
Esteri / Continuano i raid Usa e di Israele sull'Iran. Contrattacchi su Kuwait, Emirati Arabi e sulla raffineria saudita di Ras Tanura. Francia abbatte alcuni droni. Nato intercetta un missile in Turchia: "Ma era diretto a Cipro". Giallo sull'elezione del figlio di Khamenei a Guida Suprema. Tel Aviv: "Chiunque sia sarà un bersaglio". Rinviati i funerali di Stato a Teheran. Idf bombarda e avanza in Libano: 72 vittime in 3 giorni. Hezbollah risponde con i missili. Usa affondano una fregata iraniana: 87 morti e 60 dispersi. Cina manderà un inviato speciale in M.O.
Esteri / “Cristiano Ronaldo è scappato dall’Arabia dopo l’attacco iraniano”: il suo jet privato ha raggiunto la Spagna