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Il Ramadan dove non tramonta il sole

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Nel mese del Ramadan i musulmani digiunano fino a quando il sole tramonta. Ma cosa succede dove non fa mai buio?

Ahmed Hammadan ha 46 anni e viene dal Marocco. Indossa i pantaloni della tuta, scarpe da ginnastica e un berretto di lana. Ma il suo abbigliamento casual stride con l’approccio rigoroso che riserva alla fede musulmana e al periodo di digiuno.

Le regole del Ramadan sostengono che i fedeli non possono mangiare né bere fino a quando il sole tramonta. A volte è doloroso e molti musulmani come Ahmed ritengono che è proprio così che deve essere. “Deve far male, solo allora è un bene”, racconta.

Ma per i musulmani che vivono vicino al circolo polare artico, dove durante l’estate il sole non tramonta mai, il Ramadan diventa decisamente troppo doloroso. Come a Tromsø per esempio, una città norvegese che si trova 344 chilometri a nord del circolo polare artico.

Tradizionalmente, il digiuno dura 29 giorni e deve essere mantenuto dal sorgere del sole fino al tramonto. Il problema è che qui, nella città universitaria più a nord del mondo, per due mesi l’anno c’è luce tutto il giorno.

Il calendario islamico è composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell’anno solare) e quindi il mese dedicato al Ramadan cade ogni anno in un momento differente.

Quando il Ramadan arriva nei mesi estivi, per i circa 900 musulmani che vivono nella città a nord della Norvegia osservare il digiuno è un incubo.

Mentre a Oslo il digiuno e la luce del giorno durano 20 ore, a Tromsø, non lontano dal polo nord, il problema diventa più pressante che mai. Il Corano non fornisce alcuna indicazione su come comportarsi in questi casi.

Da una parte, vi sono le preoccupazioni per la salute: “Nessuno dovrebbe digiunare per più di 20 ore al giorno per 29 giorni”, spiega Moe, un’australiana di 49 anni che si è convertita all’Islam con suo marito 17 anni fa e che vive a Tromsø.

Dall’altra le preoccupazioni religiose. “Nonostante la situazione estrema, non possiamo creare regole ad hoc fatte appositamente per noi”. Nell’Islam, chi compie una buona azione che viene favorita da altri sarà premiato doppiamente nell’aldilà.

Lo stesso vale per le cattive azioni: chi vi ha dato origine viene punito doppiamente se gli altri lo seguono. Questo è ciò di cui i musulmani di Tromsø temono.

L’incertezza li ha spinti a contattare Abdullah Bin Abd al-Asis al-Muslih. Lo sceicco saudita non è mai stato a nord della Norvegia, ma è uno studioso musulmano molto rispettato.

A seguito delle domande dei musulmani norvegesi, il religioso ha emesso una fatwa, un parere legale islamico che può essere rilasciato solo da un giurista qualificato, ma non ha fornito una soluzione univoca.

Dopo aver citato alcuni versetti del Corano, ha dato ai musulmani di Tromsø tre opzioni: adottare il programma di digiuno utilizzato a La Mecca; adottare il programma utilizzato nella città più vicina dove il sole tramonta; o semplicemente stabilire una propria pratica vincolante per tutti i musulmani di Tromsø.

Così i musulmani della città si sono riuniti e hanno deciso di evitare cibo e acqua per 15 ore ogni giorno, adeguandosi al digiuno che compiono i musulmani a La Mecca. Ma anche questa soluzione ha creato problemi.

A Oslo i musulmani continuano a fare digiuno per 20 ore, il che significa che alcuni fedeli che vivono nella parte meridionale del Paese sono diventati invidiosi di quelli del nord.

La storia dei musulmani di Tromsø apre a una nuova riflessione sul Ramadan islamico. Le riunioni, le scadenze e i viaggi da un lato; il digiuno e la preghiera dall’altro.

Sempre più spesso gli orari di lavoro sono in diretto conflitto con quelli della religione. Ancora una volta ci si chiede se il digiuno, in un mondo sempre più governato dalle leggi dell’economia, debba giocare lo stesso ruolo che ricopriva nel VII secolo, quando nacque la religione musulmana.

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