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Home » Esteri

Medio Oriente: Bolton lascia Ankara dopo il rifiuto di Erdogan ad un incontro

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Il tour in Medio Oriente del consigliere per la sicurezza nazionale americano, John Bolton, e del segretario di Stato, Mike Pompeo, non è iniziato nel migliore dei modi

Il consigliere per la sicurezza nazionale americano, John Bolton, e il segretario di Stato, Mike Pompeo, hanno iniziato il loro tour in Medio Oriente per discutere del ritiro delle truppe dalla Siria e il relativo disimpiego degli Usa dalla regione.

In programma ci sono diversi incontri con i leader di Turchia, Israele, Giordania ed Egitto: al Cairo Pompeo dovrebbe tenere un importante discorso a chiusura del tour dell’Amministrazione Trump in Medio Oriente.

Il viaggio però non è iniziato nel migliore dei modi. Il presidente Recep Tayyip Erdogan turco ha criticato la richiesta americana di garantire la sicurezza dei curdi e Bolton ha poi lasciato Ankara dopo che Erdogan ha rifiutato un incontro con il consigliere per la sicurezza.

> Guerra in Siria: i curdi sono sempre più soli, ma la Turchia non li attaccherà

Bolton era arrivato in Turchia l’8 gennaio 2019 per discutere con il presidente Erdogan, nell’estremo tentativo di gestire il ritiro delle truppe in modo tale da garantire la sicurezza dei curdi, sostenuti dagli Usa in Siria e minacciati da Ankara.

Il tour in Medio Oriente del consigliere era stato anticipato da un’intervista del Segretario di Stato Pompeo, che aveva rassicurato gli alleati regionali, spiegando che il ritiro delle truppe statunitensi “non cambia l’obiettivo di distruggere l’Isis in Siria e fermare l’Iran”.

Rassicurazioni erano state date anche ai curdi. “Erdogan si è impegnato con il presidente Trump affinché i turchi continuino la campagna contro l’Isis dopo la nostra partenza, e ha assicurato la protezione della gente con la quale abbiamo combattuto, che ci ha assistito nella campagna contro l’Isis”, aveva garantito Pompeo.

Intanto, secondo alcune indiscrezioni diffuse dal quotidiano turco Hurriyet, il governo di Ankara avrebbe chiesto a Bolton il controllo delle basi americane in Siria, per evitare che finiscano nelle mani delle Ypg curde (Unità di protezione popolare).

Israele – I curdi non sono gli unici ad essere preoccupati per le conseguenze del ritiro americano dalla Siria. Anche Israele infatti teme che l’allontanamento dei soldati statunitensi dal paese permetterà all’Iran e ai miliziani di Hezbollah di aumentare il loro controllo in Siria e tutto danno dello Stato ebraico.

“Il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria sarà effettuato in modo tale da assicurare che la difesa di Israele e degli altri alleati nella regione sia assolutamente garantita”, ha però rassicurato Bolton prima di incontrare il premier Netanyahu.

Isis – Meno preoccupati per il disimpiego americano in Medio Oriente è l’Isis, che secondo gli Usa sarebbe ormai stato sconfitto in Siria ma che continua in realtà a costituire un problema per la sicurezza del paese.

Proprio l’8 gennaio 32 combattenti curdi sono morti a seguito di un attacco condotto dall’Isis contro le Forze democratiche siriane (FDS). I miliziani jhiadisti, nonostante le numerose sconfitte e la perdita della loro roccaforte ad Hajin, restano attivi nel sud est della Siria, una zona controllata dalle forze curdo-arabe che Ankara ha minacciato di attaccare.

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