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Home » Esteri

L’Arabia Saudita giustizia una persona ogni due giorni

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Da gennaio a giugno del 2015, il regno saudita ha giustiziato complessivamente 102 persone, tra cui disabili e minorenni. Dal 1985 il numero è pari a 2.208 persone

La pena di morte in Arabia Saudita uccide una persona ogni due giorni, secondo quanto denuncia un report pubblicato dall’ong Amnesty International. 

A partire dal 2014 è stato registrato un aumento considerevole delle condanne a morte, e nulla è cambiato con l’arrivo del re Salman, salito al potere nel gennaio del 2015, in seguito alla morte del fratello ed ex monarca Abdullah bin Abdulaziz. 

Nei primi sei mesi del 2015, il Paese ha giustiziato complessivamente 102 persone, tra cui anche disabili e minorenni.

Lo stesso report dichiara che da gennaio 1985 a giugno 2015 almeno 2.208 persone sono state vittime della pena di morte nel Paese, il che rende l’Arabia Saudita una fra le nazioni in cui si compie il maggior numero di esecuzioni capitali.

L’Arabia Saudita è stata preceduta solamente da Cina e Iran in un rapporto globale sulla pena di morte di Amnesty International relativo al 2014.

Il 48,8 per cento dei morti sarebbe cittadino straniero. Il dato risulta particolarmente rilevante se confrontato con la percentuale di stranieri presenti nel Paese, pari al 33 per cento della popolazione totale. 

La legge saudita punisce con la pena di morte anche crimini come l’adulterio, la rapina a mano armata, la stregoneria, l’apostasia e i crimini legati all’uso e al traffico di droga. Questi ultimi in particolare sono aumentati esponenzialmente: nel 2010 erano il 4 per cento del totale, mentre nel 2015 hanno toccato il 47 per cento.

Spesso i parenti delle vittime non vengono avvisati delle esecuzioni e, talvolta, non possono nemmeno celebrare i funerali perché non vengono restituiti loro i corpi.

— Leggi anche: Cercasi otto nuovi boia

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