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Il partito che voleva permettere ai cittadini di comprare armi atomiche

Nel 1991 un delegato del Libertarian Party degli Stati Uniti lanciò la singolare proposta, che tuttavia dopo un dibattito venne accantonata

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 19 Lug. 2020 alle 13:35 Aggiornato il 19 Lug. 2020 alle 14:04
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Immagine di copertina

I partiti politici statunitensi che non siano i repubblicani e i democratici trovano raramente spazio nel dibattito pubblico, e ancora meno in Italia dove non sempre troviamo il modo e il tempo per raccontare le loro storie e le loro proposte. Uno di questi partiti, arrivato terzo sia alle elezioni presidenziali del 2012 che del 2016, è il Libertarian Party, il Partito Libertario, una forza politica che si batte per ridurre al minimo le regolamentazioni del libero mercato e fornire il massimo dei diritti per ciascun individuo.

Andando a vedere le numerose proposte emerse nella storia di questo partito, al fianco a quelle che lo hanno reso più noto, dal passato ne compare una particolarmente curiosa, riportata all’attenzione del pubblico qualche settimana fa dal sito di orientamento libertario Reason.

Correva l’anno 1991 e il piccolo Libertarian Party, come tutti i partiti degli Stati Uniti, si stava preparando alle elezioni presidenziali dell’anno successivo che saranno poi vinte da Bill Clinton. Per l’occasione riunì i propri delegati in una convention a Chicago, dove venne scelto il membro della camera dei rappresentanti statale dell’Alaska Andre Marrou come candidato presidenziale e dove venne lanciata una discussione sui principi e i punti programmatici in vista del voto.

Mentre il dibattito tra i delegati alla convention iniziò a evidenziare uno dei punti tradizionali del partito, ovvero l’opposizione alle armi nucleari, la discussione prese una piega insolita dopo che un delegato del New Hampshire propose una modifica al modo in cui il punto programmatico contro l’atomica era formulato: “Sosteniamo il diritto di tutti i cittadini privati ​​di possedere qualsiasi arma o dispositivo posseduto da qualsiasi agenzia governativa”, chiarendo che a suo avviso si tratta dello spirito con cui è stato pensato il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che permette a qualsiasi cittadino di acquistare e possedere armi. In altre parole, per una potenza nucleare come gli Stati Uniti, questo significava sostenere il diritto per qualsiasi cittadino di possedere un’arma atomica.

Non sappiamo quanti cittadini privati sarebbero stati in gradi di acquistare una testata nucleare e soprattutto a quale scopo, ma la proposta del delegato, pur risultando irricevibile per molti delegati, scatenò un piccolo dibattito sulla sua opportunità e sulla sua conformità alle idee di un partito che vuole ridurre al minimo il ruolo dello stato e che rivendica apertamente il fatto che qualsiasi privato debba avere gli stessi diritti di qualsiasi entità statale.

Un delegato dell’Indiana, ad esempio, sostenne che visto che a suo avviso era in vigore uno “stato di polizia”, non aveva alcun senso che il governo federale possedesse armi migliori rispetto a quelle a disposizione dei contribuenti. La netta opposizione arriva però da Ed Clark, il candidato presidenziale del 1980 e fino a quel momento più votato della storia del Libertarian Party, che risponde dicendo che le persone civili si sarebbero dovute battere per l’abolizione delle armi nucleari, non per renderle più diffuse. Si aggiunge poi un altro delegato, che sostiene che non possano essere messe sullo stesso piano le armi fatte per colpire persone e aggressori specifici e quelle che per loro natura colpiscono civili innocenti.

Il dibattito inizia a dilungarsi molto: il tema è effettivamente conforme in termini assoluti e puramente teorici alle idee del Libertarian Party, ma la sua messa in pratica tutt’altro, e questo porta a inevitabili divergenze tra alcuni delegati, con alcuni che pragmaticamente ritengono che non sia il caso esporre il partito a domande sulla proprietà personale di armi nucleari durante la campagna elettorale che si stava avvicinando.

A sintetizzare la ragione di un dibattito così insolito e in maniera apparentemente ci pensa poi un altro delegato, che con una chiosa esemplare su tutto ciò che aveva ascoltato fino a quel momento sintetizza la proposta con un “penso che sia un’idea assolutamente ripugnante, ma è coerente”.

Per evitare di incartarsi eccessivamente sull’emendamento, l’economista Clifford Thies riuscì a trovare una mediazione, proponendo di formulare in maniera diversa l’emendamento: “Qualsiasi arma venga negata alle persone dovrebbe essere negata allo stesso modo ai governi”.  Insomma, mantenendo lo stesso principio di uguaglianza dei diritti tra lo stato e i cittadini, invece di chiedere il diritto per questi ultimi di poter acquistare un’arma nucleare, si chiede di negare tale diritto allo stato.

La mediazione fu generalmente apprezzata, tra le altre cose perché tolse il partito da una posizione potenzialmente spinosa, anche se c’è stato anche in questa occasione un delegato che ha manifestato il dissenso verso l’implicito sostegno al disarmo nucleare unilaterale nella nuova formulazione.

Non sappiamo cosa sarebbe potuto succedere se il Libertarian Party avesse inserito nel suo programma del 1992 il sostegno alla possibilità d’acquisto per i privati di un’arma nucleare, né in quelle elezioni né nello sviluppo successivo del partito: oggi rimane solo un dibattito storico che tuttavia, seppur in un modo dai tratti paradossali. spiega molto di questa forza politica che si batte per ridurre al minimo il ruolo dello stato nella vita dei cittadini.

Alle elezioni del 1992 il candidato Andre Marrou si fermò appena allo 0,28 per cento dei voti, in calo rispetto allo 0,47 ottenuto quattro anni prima. Per la cronaca, il miglior risultato del Libertarian Party nella storia delle elezioni presidenziali statunitensi lo ha ottenuto Gary Johnson, ottenendo nel 2016 il 3,29 per cento. Alle elezioni di novembre 2020 la candidata presidenziale sarà Jo Jorgensen, in coppia con il candidato vicepresidente Spike Cohen.

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