Pakistan, 14enne cattolica rapita: costretta a convertirsi e a sposare il suo sequestratore

Pakistan, cattolica rapita e costretta a convertirsi all'Islam

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 20 Mag. 2020 alle 15:25 Aggiornato il 20 Mag. 2020 alle 16:07
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Immagine di copertina

Dopo il caso di Huma Younus in Pakistan un’altra 14enne cattolica è stata rapita, costretta a sposare il sequestratore e a rinunciare alla propria fede. Lo denuncia l’associazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs), secondo cui il 28 aprile scorso un uomo di nome Mohamad Nakash e due suoi complici, tutti armati, hanno rapito la quattordicenne cattolica Maira Shahbaz nei pressi della sua abitazione, sparando in aria mentre si allontanavano. Nighat, madre dell’adolescente, è stata ricoverata d’urgenza presso l’ospedale di Faisalabad per lo shock subito dopo aver appreso l’accaduto da due testimoni. La madre della ragazza, subito dopo le dimissioni dall’ospedale, ha lanciato il suo grido di aiuto ad Acs: “Supplico che mia figlia ci venga restituita. Ho il terrore di non vederla mai più”.

Maira sarebbe stata costretta a sposare il sequestratore e a rinunciare alla propria fede. Il tribunale pakistano di Faisalabad si è pronunciato a favore del rapitore, il quale ha sostenuto che Maira avrebbe 19 anni, nonostante il certificato di nascita e i documenti ufficiali ecclesiastici e scolastici prodotti in sede giudiziale attestino che la ragazza ha invece 14 anni. Il legale della famiglia, Khalil Tahir Sandhu, sostiene che l’uomo è già sposato e ha due bambini, e che è venuto a conoscenza di Maira perché vive non lontano dalla sua residenza, nei pressi di Madina Town, dove lavora come barbiere.

Secondo l’avvocato, in tribunale il rapitore ha prodotto documenti falsificati, dai quali risulterebbe un presunto matrimonio fra lui e Maira lo scorso ottobre, quando la ragazza era ancora tredicenne. Secondo il legale, per anni compagno di stanza del cattolico Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze ucciso nel 2011, “le persone che fanno tali cose a una bambina come Maira: ci trattano non come esseri umani ma come animali”; e ha aggiunto che nel corso dell’udienza dello scorso 5 maggio Kamran Khalid, magistrato di Faisalabad, è stato influenzato da circa 150 uomini radunatisi per sostenere Nakash.

L’avvocato Sandhu ha intenzione di impugnare la decisione, sottoponendo il caso all’Alta Corte di Lahore e, se necessario, alla Corte suprema del Pakistan, la stessa che nel 2018 ha assolto Asia Bibi. La famiglia Shahbaz è una delle più povere in Madina Town, ha raccontato ad Acs Lala Robin Daniel, attivista per i diritti umani, amico e vicino di casa di di Maira e dei suoi familiari: “Il poco che guadagnano proviene dal loro lavoro come addetti alle pulizie. Il padre li ha abbandonati e nella nostra società questa povera famiglia cristiana è estremamente vulnerabile”. Acs aveva recentemente denunciato il caso analogo di Huma Younus, adolescente cristiana rapita ad ottobre a Karachi. “Questi casi, singolarmente considerati, sono già gravissimi, ma ciò che è veramente angosciante è l’esistenza di un vero e proprio sistema perverso”, ha commentato Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia, “ogni anno circa mille ragazze e donne cristiane e hindu vengono sequestrate con le medesime modalità in Pakistan”.

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