Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:10
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

La Nigeria vieta le mutilazioni genitali femminili

Immagine di copertina

Nonostante alcuni dei 36 stati nigeriani già proibissero il rituale, è stata introdotta una legge che vieta la pratica a livello nazionale

Anche se hanno paura, non possono darlo a vedere. Devono rimanere inespressive durante il rituale del “taglio”. Piangere è sintomo di debolezza. Resistere vuol dire condannarsi all’isolamento e la vergogna. 

Un quarto delle donne nigeriane tra i 15 e i 49 anni ha subito la mutilazione genitale femminile (Mgf), ovvero la rimozione totale o parziale dei genitali femminili esterni. 

Per cercare di porre fine a questa pratica, il 5 maggio la Nigeria, il Paese più popoloso del continente africano, ha dichiarato illegale la mutilazione genitale femminile.

Prima di concludere il suo mandato e cedere il potere a Muhammadu Buhari, l’ex presidente Goodluck Jonathan si è assicurato un posto nella storia per aver passato questo divieto, che fa parte del pacchetto leggi del Violence Against Persons (Prohibition) Act 2015 .

Nonostante alcuni dei 36 stati nigeriani già proibissero il rituale, la nuova legge federale estende il divieto a livello nazionale.

Tra gli effetti nocivi immediati delle Mgf, l’Organizzazione Mondiale della Sanità cita emorragie, infezioni batteriche e ferite aperte. Tra le conseguenze a lungo termine ci sono invece infertilità, complicazioni del parto e infezioni ricorrenti alla vescica.

La speranza è che con la criminalizzazione delle Mgf sarà più facile combattere le pressioni sociali che portano molte donne ad accettare la pratica, vista come un modo per tenere a bada i loro istinti ormonali, riducendo il piacere sessuale e assicurandosi che arrivino caste al matrimonio, ma anche come un rito di iniziazione.

“L’esperienza globale ci insegna che, alla fine, è attraverso il cambiamento di mentalità che porremo veramente fine alle mutilazioni genitali femminili. Non basta passare una legge”, ha detto alla Reuters Tanya Barron dell’ong Plan International, impegnata in prima linea nella tutela dei diritti dell’infanzia, soprattutto delle bambine, in 51 Paesi nel mondo.

Ti potrebbe interessare
Esteri / La Coppa di Bin Salman: cosa possiamo aspettarci dal Mondiale saudita
Esteri / Il peso politico della Fifa e il nuovo ordine calcistico mondiale
Esteri / Il Mondiale di Trump: così il presidente Usa ha sfruttato l'evento calcistico più redditizio di sempre come un’arma di distrazione di massa
Ti potrebbe interessare
Esteri / La Coppa di Bin Salman: cosa possiamo aspettarci dal Mondiale saudita
Esteri / Il peso politico della Fifa e il nuovo ordine calcistico mondiale
Esteri / Il Mondiale di Trump: così il presidente Usa ha sfruttato l'evento calcistico più redditizio di sempre come un’arma di distrazione di massa
Esteri / Ancora sangue in Cisgiordania: 5 morti e 6 feriti in uno scontro tra coloni israeliani (aiutati dall’Idf) e residenti palestinesi
Esteri / Trump impone nuovi dazi alle importazioni negli Usa. Cina: “Contrari alle guerre commerciali”. L’Ue: “Rispettate gli impegni”
Esteri / Medio Oriente in fiamme: 13esima notte di raid Usa all’Iran. Trump minaccia l’attacco “più grande che mai” contro Teheran
Esteri / Accordi di Abramo con Israele e cooperazione nucleare tra Usa e Arabia Saudita: le condizioni di Donald Trump per Riad
Esteri / Medio Oriente: è scontro totale tra Usa e Iran. Ma dallo Stretto di Hormuz la guerra si allarga anche allo Yemen e al Mar Rosso
Esteri / L’Italia ospiterà a Roma il 4 agosto i nuovi colloqui tra Libano e Israele mediati dagli Usa
Esteri / Trump autorizza un accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita: così Riad potrebbe arricchire l’uranio e sfuggire alle ispezioni dell’AIEA