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Home » Esteri

Per la prima volta la metropolitana indiana assume le transessuali

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Fanno parte della comunità hijra, il terzo sesso oggetto di violenza e discriminazione. La possibilità di lavorare a Kochi permetterà la loro integrazione nella società

L’integrazione delle transessuali nella società indiana comincia attraverso la decisione dell’azienda che gestisce la metropolitana di Kochi, nel sud del paese. Le donne transessuali che prima chiedevano l’elemosina nelle stazioni, dal mese di maggio 2017 vendono i biglietti e assistono i passeggeri nella rete cittadina.

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Le 23 persone assunte fanno parte della comunità hijra, il cosiddetto terzo sesso indiano che per secoli è stato venerato dalla cultura indiana, ma che dopo la colonizzazione, però, è stato oggetto di discriminazione e violenza.

La maggioranza di queste persone difficilmente riesce a trovare un’occupazione ed è costretta a prostituirsi o a fare l’elemosina per mantenersi.

Rashmi CR, portavoce della Kochi Metro Rail ha parlato di un progetto per rendere i treni più inclusivi: “Vogliamo che la metro non sia solo un mezzo di trasporto, ma un progetto per migliorare il sostentamento delle persone”, ha detto.

Il servizio che le transessuali svolgeranno nella metropolitana darà loro la possibilità di interagire con i passeggeri e permetterà quindi di limitare le occasioni di esclusione a cui sono spesso costrette. 

L’azienda ha dato la possibilità alle nuove dipendenti di partecipare a corsi di formazione per comportarsi correttamente con il pubblico e per migliorare l’autostima.

“La metro di Kochi è la prima società in India ad accettarci. È un grande risultato per noi”, ha commentato Vincy, una delle neo assunte, al quotidiano britannico The Guardian. “Mi sento molto a mio agio. Gli altri lavoratori sanno come rispettarmi, perché la metro di Kochi ci riconosce”, ha aggiunto.

Le difficoltà di integrazione lavorativa incontrate dalle transessuali indiane è legata anche alla vita che di solito conducono. La scarsa istruzione, la prostituzione e i precedenti penali non sono un buon biglietto da visita per le aziende che cercano dipendenti.

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