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Di Maio “pigliatutto” in Libia: “Determinati a difendere i nostri interessi geostrategici”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 25 Giu. 2020 alle 15:04 Aggiornato il 25 Giu. 2020 alle 16:35
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Credits: Ansa foto

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è stato ricevuto ieri, giovedì 25 giugno, a Tripoli dal presidente del Governo di accordo nazionale libico, Fayez al Serraj che gli ha consegnato le bozze con le proposte di modifica al memorandum Italia-Libia del 2017, rinnovato in modo automatico lo scorso febbraio. Luigi di Maio torna in Libia dopo la fine dell’assedio di Tripoli e dopo la cacciata delle truppe di Haftar. Appena rientrato a Ciampino, il ministro non ha nascosto la soddisfazione per l’incontro, il bottino conquistato sembra importante: “Il presidente al Serraj mi ha consegnato la proposta libica di modifica del memorandum of understanding in materia migratoria. Ad una prima lettura si evince una chiara volontà da parte della Libia di applicare i diritti umani”, ha chiarito nel punto stampa. “Il 2 luglio sarà la data per l’avvio dei negoziati sulla modifica del memorandum. La proposta libica sembra andare nella giusta direzione per quanto riguarda le richieste italiane di tutela dei diritti umani”.

Ma il raggiungimento di un ritrovato rispetto per i diritti umani da parte della Libia sembra lontano. La realtà resta un’altra. Sono 477 i naufraghi respinti in Libia in una sola settimana dal 16 al 22 giugno. A rivelarlo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni che è presente in Libia. Nella settimana appena trascorsa di fronte ai quasi 500 migranti rispediti indietro dalla guardia costiera libica sono 187 i migranti arrivati in Italia. 

“Il viaggio in Libia di oggi è stato fondamentale per riannodare le fila di un dialogo mai interrotto, anche nelle fasi più drammatiche del Covid-19” ha proseguito Di Maio. “La mia visita – ha aggiunto – è in una cornice di massima condivisione europea, la Libia è una priorità per la nostra politica estera e per la sicurezza nazionale. Siamo determinati a difendere i nostri interessi geostrategici, che coincidono con quelli dello stremato popolo libico. Abbiamo fatto presente al presidente Serraj che il rischio di combattimenti e vittime per liberare Sirte va evitato. È essenziale evitare il congelamento del conflitto – ha concluso – porterebbe a una divisione inaccettabile per il Paese, anticamera di nuovi conflitti”.

Di Maio è rientrato dalla Libia con nuove consapevolezze e con l’idea che il ritorno degli americani nel Paese possa essere l’elemento decisivo per un nuovo assetto di pace: “Gli americani hanno una grande leva su due protagonisti importanti in Libia: sono alleati con la Turchia nella Nato. E sono l’alleato strategico dell’Egitto. Noi italiani vogliamo continuare a dialogare con tutti, innanzitutto proprio con Egitto e Turchia per fermare definitivamente gli scontro militari in Libia. L’America potrà fare la differenza”.

“Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha riportato a casa da Tripoli un risultato enorme sul rispetto dei diritti umani dei rifugiati: dopo anni di situazioni intollerabili e di assenza di risposte da parte libica – anche per il caos generato dalla guerra civile scatenata dal folle intervento armato del 2011”, ha dichiarato il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Commissione Esteri di Palazzo Madama. “Grazie al lavoro di Di Maio e alla riconquistata centralità dell’Italia in Libia le autorità locali hanno risposto positivamente alla richiesta italiana di modificare il memorandum sui migranti. Nessuna cooperazione nella lotta contro il traffico di esseri umani è possibile senza garanzie sul rispetto dei diritti degli esseri umani vittima di questa tratta”. Ha aggiunto Ferrara.

I senatori del Movimento 5 Stelle della Commissione Esteri hanno affermato inoltre che “sul fronte di Sirte la guerra in Libia è arrivata a un bivio. Da una parte il cessate il fuoco e il riavvio del dialogo per una soluzione politica che garantisca l’unità del Paese nel rispetto delle sue diversità. Dall’altra lo scoppio di una pericolosa guerra regionale tra Turchia ed Egitto che rischia di coinvolgere la Nato da una parte e la Russia dall’altra”.

Leggi anche: 1. Serraj riconquista Tripoli. Ora Erdogan è il padrone della Libia /2. Ventimila migranti pronti a salpare dalla Libia: l’Italia chiede aiuto all’Ue

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