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Hong Kong, la polizia spara proiettili di gomma e lacrimogeni contro i manifestanti

Sono oltre 400mila i cittadini scesi in strada per protestare contro la legge sulle estradizioni in Cina nel settimo week end di proteste

Di Marta Facchini
Pubblicato il 21 Lug. 2019 alle 21:19 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:43
Immagine di copertina
Credit: Afp

A Hong Kong la polizia ha sparato proiettili contro i manifestanti

Sono scesi in strada per il settimo weekend consecutivo, gli oltre 400mila cittadini di Hong Kong che, domenica 21 luglio, hanno protestato contro la legge sulle estradizioni in Cina. Hanno urlato di indire nuove elezioni, i manifestanti, e hanno chiesto un’indagine indipendente sui metodi che la polizia ha utilizzato per reprimere i cortei dei giorni scorsi. Anche questa volta, chi è sceso in strada ha tenuto stretto in mano un ombrello giallo, diventato il simbolo delle proteste contro Pechino.

Di fronte al fiume che ha occupato le strade dell’ex colonia britannica, la polizia ha dispiegato misure ingenti, dispiegando oltre 4mila agenti per evitare che violenze come era già successo quando, lo scorso fine settimana e due settimane fa, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nel compound che ospita il parlamento. Come riportato dal Guardian, gli agenti hanno costruito barriere intorno al loro quartier generale e hanno stabilito un cordone di sicurezza attorno al complesso governativo.

Hong Kong, gli scontri con la polizia

Al grido di ‘Hong Kong libera!’ e ‘Democrazia adesso’, alcuni manifestanti sono usciti dall’area concessa per protestare e hanno raggiunto il Liaison Office, uno degli uffici del governo locale sostenuto da Pechino, e hanno imbrattato l’emblema della Repubblica popolare cinese sulla porta d’ingresso usando vernice spray e lanciando uova marce.

La polizia ha sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla. La tensione è cresciuta quando un gruppo di uomini con il volto coperto si è lanciato contro i manifestanti e li ha aggrediti usando alcuni bastoni.

Credit: Afp

Nata come una protesta contro una legge che prevede l’estradizione in Cina per i presunti colpevoli di reati, la sollevazione popolare si è estesa alla richiesta di dimissioni del governo guidato da Carrie Lam e di maggiori garanzie democratiche. In particolare l’applicazione delle garanzie del modello ‘Un Paese, due sistemi’, sottoscritto nel 1997 al momento della restituzione di Hong Kong alla Cina da parte della Gran Bretagna e valido, in teoria, fino al 2047.

I dimostranti chiedono anche il suffragio universale e il diritto di voto per tutti i residenti di Hong Kong e di far cadere tutte le accuse a carico dei manifestanti che sono stati fermati o arrestati in oltre un mese di proteste. Lam ha sospeso la legge ma questo non ha fermato le proteste. Per Pechino si tratta della più grande crisi nell’ex colonia britannica fino a oggi.