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Home » Esteri

Ucraina: il terzo round di negoziati con Usa e Russia al via a Ginevra

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A sinistra, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. A destra, il leader del Cremlino, Vladimir Putin. Credit: AGF

La delegazione del Cremlino guidata dal falco Medinsky. Trump a Kiev: "Sedetevi velocemente al tavolo". Ma sul piatto resta la questione dei territori occupati da Mosca

Il terzo round di negoziati tra i rappresentanti di Stati Uniti, Russia e Ucraina si tiene oggi, martedì 17 febbraio 2026, a Ginevra, in Svizzera, con l’obiettivo di provare a mettere fine a quasi quattro anni di guerra cominciata con l’invasione su vasta scala lanciata dal Cremlino contro Kiev.
I primi due round, tenuti tra fine gennaio e inizio febbraio ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, hanno registrato alcuni passi avanti ma un accordo definitivo sembra ancora lontano. Intanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha perso occasione per fare pressioni su Kiev: “L’Ucraina farebbe bene a sedersi velocemente al tavolo delle trattative”, ha dichiarato il magnate newyorkese alla stampa presente a bordo dell’Air Force One.

Chi è seduto al tavolo
Atterrata a Ginevra questa mattina, la delegazione russa è guidata da Vladimir Medinsky, assistente presidenziale del Cremlino, una scelta che non è passata inosservata. Gli ucraini lo considerano un “falco” di Putin e la sua promozione a capo delegazione al posto del generale Igor Kostyukov, viene letta come un segnale di ulteriore irrigidimento da parte di Mosca. Anche il militare però partecipa ai negoziati, così come l’inviato speciale di Putin, Kirill Dmitriev, che siederà anche a un tavolo separato dedicato alle questioni economiche.
Sul fronte ucraino invece è stata confermata la squadra negoziale già presente ai precedenti round di Abu Dhabi e guidata dal segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale Rustem Umerov e da Kyrylo Budanov, capo di gabinetto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Per gli Stati Uniti invece saranno presenti gli inviati della Casa bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, quest’ultimo genero del presidente Usa Donald Trump.

Il nodo dei territori occupati
Al centro dei colloqui resta la questione del destino dei territori ucraini occupati dalla Russia. La scorsa settimana il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov aveva anticipato alla stampa che i negoziati avrebbero riguardato le “questioni principali” e “tutto ciò che è legato alle richieste avanzate” da Mosca in materia territoriale. Motivo per cui a capo della delegazione russa è stato posto proprio Medinsky, l’uomo che, durante i negoziati di Istanbul dello scorso anno, minacciò Kiev delle conseguenze nefaste di un rifiuto delle condizioni poste dal Cremlino. Una posizione che non lascia troppo spazio all’ottimismo in vista degli odierni negoziati.
D’altronde, come aveva ammesso anche la scorsa settimana il segretario di Stato Usa Marco Rubio, i nodi ancora sul tavolo — per quanto ridotti rispetto ai mesi scorsi — sono “i più difficili” da risolvere.

L’ultima polemica con Zelensky
Eppure gli Stati Uniti continuano a mostrarsi fiduciosi: da Budapest, dove ieri si trovava in visita ufficiale, Rubio ha rivendicato il ruolo da mediatore di Washington. Gli Usa, ha dichiarato il capo della diplomazia statunitense, sembrano essere “l’unica nazione sulla Terra” capace di portare ucraini e russi “al tavolo” delle trattative. “Non voglio insultare nessuno ma le Nazioni Unite non sono riuscite a farcela”, ha precisato Rubio. “Non c’è un Paese in Europa che ci sia riuscito”.
Un ulteriore capitolo della polemica a distanza con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che prima aveva denunciato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco il “grave errore” di escludere l’Europa dai negoziati e poi aveva espresso preoccupazione per l’approccio dell’amministrazione Trump che chiede “concessioni solo all’Ucraina e non alla Russia”, esprimendo anche dubbi sulle garanzie di sicurezza offerte a Kiev.
“Avevamo il Memorandum di Budapest”, ha ricordato sui social Zelensky, facendo riferimento all’accordo firmato nel 1994 e poi rinnovato nel 2014 tra Russia, Stati Uniti, Regno Unito e Ucraina, con cui Kiev, aderendo al trattato di non proliferazione nucleare, accettava di rinunciare alle armi atomiche schierate sul suo territorio ai tempi dell’Unione sovietica in cambio di una serie di garanzie sulla propria sicurezza, indipendenza e integrità territoriale. “Quello era un sistema di garanzie di sicurezza: abbiamo rinunciato alle nostre armi nucleari e di altro tipo, a molti aerei, decine di jet. Li abbiamo consegnati e abbiamo ricevuto garanzie di sicurezza, sovranità e indipendenza. Alla fine, non abbiamo avuto né quelle armi né le garanzie. Nessuno ha salvato la nostra indipendenza”, ha rimarcato il presidente ucraino. “I nostri amici americani stanno preparando nuove garanzie di sicurezza”, ha aggiunto. “Ma hanno detto: prima questo scambio di territori, o qualcosa del genere, e poi le garanzie di sicurezza. Credo invece che dovremmo prima ricevere le garanzie di sicurezza. In secondo luogo, non rinunceremo ai nostri territori per dimostrare di essere pronti a un compromesso. A quale tipo di compromesso siamo pronti? Non al compromesso che dà alla Russia l’opportunità di riprendersi rapidamente e tornare a occuparci. Questo è importante”, ha concluso Zelensky. “L’Ucraina è grata a tutti coloro che ci ascoltano, ci sostengono e fanno tutto il possibile – attraverso il sostegno e la diplomazia – per contribuire a porre fine a questa guerra con dignità”.
Washington, ha chiarito ieri il segretario di Stato Usa, non vuole imporre nulla a nessuno: “Non stiamo cercando di costringere qualcuno ad accettare un accordo che non vuole. Vogliamo solo aiutare, perché questa è una guerra incredibilmente dannosa e distruttiva”. Il presidente Donald Trump, ha ricordato Rubio, ha investito “un’enorme quantità di tempo e capitale politico” per arrivare a una soluzione del conflitto.

La guerra continua
La violenza però non accenna a fermarsi. A poche ore dai colloqui di Ginevra, nella notte tra lunedì 16 e martedì 17 febbraio, la Russia ha infatti lanciato almeno 29 missili e 396 droni contro l’Ucraina. La diplomazia di Kiev ha accusato Mosca di “ignorare gli sforzi di pace” con questo attacco notturno, che ha preso di mira in particolare la capitale, sferrato poche ore prima dell’inizio dei negoziati.
Il raid ha colpito almeno 12 regioni del Paese, ferendo 9 persone. Nella città meridionale di Odessa, sulla costa del Mar Nero, migliaia di persone sono rimaste senz’acqua né riscaldamento dopo l’attacco. Oltre una decina tra edifici residenziali e infrastrutture ferroviarie sono state danneggiate.

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