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Ucraina: il presidente Zelensky ha licenziato il comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky

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Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky. Credit: Pierre Teyssot / AGF

“Lascio il comando di un esercito che avanza”, ha commentato l’ormai ex capo dell’esercito. Al suo posto è stato nominato Mykhailo Drapatyi. La mossa segue le proteste scatenate dal licenziamento dell'ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha licenziato il comandante delle forze armate, Oleksandr Syrsky, e ha nominato al suo posto il capo delle forze congiunte, Mykhailo Drapatyi. Una mossa che segue le proteste scatenate dal licenziamento dell’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, a cui il capo dello Stato ha offerto un nuovo incarico governativo nel settore tecnologico per placare la piazza.
Tra Fedorov e Syrsky si era ormai creato un livello di scontro tale da rendere inevitabile il “taglio” di entrambi, un passaggio che però il presidente ucraino non aveva calcolato fino in fondo nelle sue conseguenze popolari. La rimozione di Fedorov ha scatenato un forte malcontento, culminato in un vero e proprio ultimatum lanciato dagli organizzatori delle proteste: se il presidente non reintegrerà l’ex ministro entro venerdì 24 luglio, scatterà una protesta generale a tempo indeterminato nelle città di tutto il Paese. Nelle scorse ore, peraltro, lo stesso Syrsky si era scusato con Fedorov, dicendosi sorpreso di aver appreso dell’esistenza di queste frizioni.
La scelta di Drapatyi, il cui nome era già nell’aria, era stata vagliata all’inizio della settimana durante un incontro con Zelensky insieme ad altri possibili successori, ma è formalmente maturata ieri insieme al ministro della Difesa ad interim Yevhen Khmara e a Pavlo Palisa, vice capo dell’ufficio di presidenza, con cui il leader di Kiev ha discusso anche di come ristrutturare lo Stato Maggiore delle forze armate.
Oltre a un curriculum militare di tutto rispetto, che va dalla partecipazione alla liberazione di Mariupol nel 2014 alla difesa di Kryvyi Rih, città natale dello stesso Zelensky, nel marzo del 2022, fino al comando del gruppo operativo di Kherson e alla nomina a vice capo di Stato maggiore nel febbraio 2024, l’elemento determinante per la promozione di Drapatyi sembra essere di natura politica. Il 16 luglio scorso, infatti, il generale aveva espresso il proprio pubblico sostegno a Fedorov, affermando che nei mesi della sua gestione si era instaurato un dialogo e un’interazione reale tra il ministero e le forze armate.
“Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi. Sono grato a Oleksandr Syrsky e a tutti i nostri soldati per le solide posizioni in prima linea dell’Ucraina”, ha dichiarato oggi Zelensky in un videomessaggio pubblicato sui social, ringraziando Drapatyi. Dal canto suo, nel messaggio inviato ai soldati nel suo ultimo giorno da comandante in capo, Syrsky ha ripercorso le battaglie affrontate dal febbraio 2024 ad oggi, sottolineando di consegnare al successore un esercito che “non solo si difende, ma avanza”. L’ex capo delle forze militari di Kiev ha ricordato come, nell’ultimo anno, sotto il suo comando siano stati liberati 700 chilometri quadrati di territorio e come le truppe siano passate da una difficile difesa a un’azione offensiva condotta con iniziativa e organizzazione, esprimendo la speranza che tale avanzamento prosegua essendoci tutti i presupposti. “Il mio lavoro è la guerra”, ha concluso Syrsky, aggiungendo che “le posizioni cambiano, ma questo principio rimane immutato: qualunque sia il mio ruolo, servirò l’Ucraina fino alla Vittoria”.
Intanto, sul campo, la guerra continua senza sosta: intensi attacchi e bombardamenti russi hanno nuovamente preso di mira le infrastrutture energetiche e i centri abitati nelle regioni di Kharkiv, Sumy, Zaporizhzhia, Kherson e Odessa, provocando la morte di almeno tre civili e il ferimento di un imprecisato numero di altri. Dal canto loro, le forze di Kiev hanno annunciato di aver distrutto un caccia MiG-29 e un sistema antiaereo Pantsir-S1 russo nella regione di Kursk.

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