Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:40
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Ucraina: il presidente Zelensky ha licenziato il comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky

Immagine di copertina
Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky. Credit: Pierre Teyssot / AGF

“Lascio il comando di un esercito che avanza”, ha commentato l’ormai ex capo dell’esercito. Al suo posto è stato nominato Mykhailo Drapatyi. La mossa segue le proteste scatenate dal licenziamento dell'ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha licenziato il comandante delle forze armate, Oleksandr Syrsky, e ha nominato al suo posto il capo delle forze congiunte, Mykhailo Drapatyi. Una mossa che segue le proteste scatenate dal licenziamento dell’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, a cui il capo dello Stato ha offerto un nuovo incarico governativo nel settore tecnologico per placare la piazza.
Tra Fedorov e Syrsky si era ormai creato un livello di scontro tale da rendere inevitabile il “taglio” di entrambi, un passaggio che però il presidente ucraino non aveva calcolato fino in fondo nelle sue conseguenze popolari. La rimozione di Fedorov ha scatenato un forte malcontento, culminato in un vero e proprio ultimatum lanciato dagli organizzatori delle proteste: se il presidente non reintegrerà l’ex ministro entro venerdì 24 luglio, scatterà una protesta generale a tempo indeterminato nelle città di tutto il Paese. Nelle scorse ore, peraltro, lo stesso Syrsky si era scusato con Fedorov, dicendosi sorpreso di aver appreso dell’esistenza di queste frizioni.
La scelta di Drapatyi, il cui nome era già nell’aria, era stata vagliata all’inizio della settimana durante un incontro con Zelensky insieme ad altri possibili successori, ma è formalmente maturata ieri insieme al ministro della Difesa ad interim Yevhen Khmara e a Pavlo Palisa, vice capo dell’ufficio di presidenza, con cui il leader di Kiev ha discusso anche di come ristrutturare lo Stato Maggiore delle forze armate.
Oltre a un curriculum militare di tutto rispetto, che va dalla partecipazione alla liberazione di Mariupol nel 2014 alla difesa di Kryvyi Rih, città natale dello stesso Zelensky, nel marzo del 2022, fino al comando del gruppo operativo di Kherson e alla nomina a vice capo di Stato maggiore nel febbraio 2024, l’elemento determinante per la promozione di Drapatyi sembra essere di natura politica. Il 16 luglio scorso, infatti, il generale aveva espresso il proprio pubblico sostegno a Fedorov, affermando che nei mesi della sua gestione si era instaurato un dialogo e un’interazione reale tra il ministero e le forze armate.
“Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi. Sono grato a Oleksandr Syrsky e a tutti i nostri soldati per le solide posizioni in prima linea dell’Ucraina”, ha dichiarato oggi Zelensky in un videomessaggio pubblicato sui social, ringraziando Drapatyi. Dal canto suo, nel messaggio inviato ai soldati nel suo ultimo giorno da comandante in capo, Syrsky ha ripercorso le battaglie affrontate dal febbraio 2024 ad oggi, sottolineando di consegnare al successore un esercito che “non solo si difende, ma avanza”. L’ex capo delle forze militari di Kiev ha ricordato come, nell’ultimo anno, sotto il suo comando siano stati liberati 700 chilometri quadrati di territorio e come le truppe siano passate da una difficile difesa a un’azione offensiva condotta con iniziativa e organizzazione, esprimendo la speranza che tale avanzamento prosegua essendoci tutti i presupposti. “Il mio lavoro è la guerra”, ha concluso Syrsky, aggiungendo che “le posizioni cambiano, ma questo principio rimane immutato: qualunque sia il mio ruolo, servirò l’Ucraina fino alla Vittoria”.
Intanto, sul campo, la guerra continua senza sosta: intensi attacchi e bombardamenti russi hanno nuovamente preso di mira le infrastrutture energetiche e i centri abitati nelle regioni di Kharkiv, Sumy, Zaporizhzhia, Kherson e Odessa, provocando la morte di almeno tre civili e il ferimento di un imprecisato numero di altri. Dal canto loro, le forze di Kiev hanno annunciato di aver distrutto un caccia MiG-29 e un sistema antiaereo Pantsir-S1 russo nella regione di Kursk.

Ti potrebbe interessare
Esteri / L’indiscrezione del New York Post: “Trump vorrebbe il presidente della Fifa Gianni Infantino come nuovo segretario generale dell’Onu”
Esteri / Hormuz: un’altra notte di raid incrociati tra Usa e Iran nel Golfo. Trump: “Non abbiamo ancora chiuso i conti”
Esteri / Nuovi raid incrociati tra Stati Uniti e Iran nel Golfo. In fiamme due petroliere nello Stretto di Hormuz
Ti potrebbe interessare
Esteri / L’indiscrezione del New York Post: “Trump vorrebbe il presidente della Fifa Gianni Infantino come nuovo segretario generale dell’Onu”
Esteri / Hormuz: un’altra notte di raid incrociati tra Usa e Iran nel Golfo. Trump: “Non abbiamo ancora chiuso i conti”
Esteri / Nuovi raid incrociati tra Stati Uniti e Iran nel Golfo. In fiamme due petroliere nello Stretto di Hormuz
Esteri / Beirut, la capitale degli sfollati: “Dopo gli attacchi di Israele la città è diventata un centro di accoglienza” | VIDEO
Cinema / Sharon Stone a Donald Trump: “Comportati in modo da rendere fiera una madre”
Esteri / Il sindaco di New York Mamdani “regala” una serata ai genitori: babysitter gratis per uscire senza figli
Esteri / Hormuz: Trump ripristina il blocco navale contro l’Iran e annuncia un "pedaggio" del 20% sul trasporto merci
Esteri / Nuovi raid tra Usa e Iran: Washington bombarda diverse città, Teheran reagisce contro i vicini del Golfo
Esteri / Donald Trump conferma: “Gli Usa continueranno a negoziare con l’Iran, ma il cessate il fuoco è finito”
Esteri / Così Trump ha trasformato il Venezuela in una colonia petrolifera degli Usa