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La giornalista russa protagonista del blitz in tv: “Volevo mostrare al mondo che i russi sono contro la guerra”

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Ospite del programma di Rai Tre “Che tempo che fa” la giornalista russa Marina Ovsyannikova, che ha mostrato un manifesto contrario all’invasione dell’Ucraina in diretta tv, ha parlato del suo gesto e di cosa vuol dire essere giornalisti in Russia oggi, a un mese dall’inizio dell’operazione militare comandata da Vladimir Putin. “Quando è iniziata la guerra, sin dal primo giorno, avevo deciso di licenziarmi da Canale Uno perché capivo che i miei punti di vista non corrispondevano alla politica redazionale“, ha detto la conduttrice intervistata da Fabio Fazio.

“All’inizio volevo andare a manifestare in piazza ma era entrata in vigore la nuova legge e si poteva finire per 15 anni in prigione, avevo visto che la polizia prendeva le persone, le caricava sui furgoni, non riuscivano nemmeno a tirare fuori i cartelloni e ovviamente nel centro di Mosca queste proteste non erano utili. Allora è nata l’idea di fare una cosa diversa, una manifestazione davanti a tutto il mondo e far vedere che la gente russa è contro la guerra”.

“Sono andata in una cartoleria, ho comprato i pennarelli e ho fatto questo cartello in inglese per lo spettatore occidentale, perché volevo far vedere a tutto l’occidente che i russi sono contro la guerra, e quello che era scritto in russo era destinato agli spettatori russi affinché non credessero alla propaganda russa e cercassero altre informazioni”, ha continuato Ovsyannikova, che non ha lasciato Mosca e ha respinto l’offerta di asilo arrivata dal presidente francese Emmanuel Macron.

Sul modo in cui la guerra viene raccontata all’interno del Paese, la giornalista ha raccontato che in Russia “le informazioni sono davvero ridotte perché tutti i mass media d’opposizione sono chiusi, bloccati, la maggioranza dei social è chiusa, Instagram, Twitter, sono chiusi”. “Attualmente i russi non sanno dove trovare informazioni veritiere su quello che succede in Ucraina perché hanno a disposizione soltanto i canali statali”, ha detto la donna.

“Fino all’ultimo non ho potuto credere che questa guerra fratricida potesse iniziare tra i nostri popoli, che la Russia sarebbe entrata nel territorio ucraino. Quando questo è successo, il 24 febbraio per me è stato uno shock, non riuscivo a dormire, mangiare. Nessuno immaginava questo svolgimento, quando si parlava dell’esercito lungo le frontiere ucraine si pensava alla contrapposizione della Russia all’Occidente e a una manifestazione di forza. La Russia avrebbe potuto chiedere qualcosa alla NATO, esprimere delle preferenze, ma quando questo si è trasformato in azione militare e abbiamo capito che non si limitavano alle regioni di Lugansk e Donetsk ma sono arrivate fino a Leopoli, siamo arrivati al confine tra il bene e il male, era davvero un terribile incubo”, ha aggiunto Ovsyannikova, su cui sono in corso delle indagini per aver diffuso “fake news” ma che per ora è stata solo condannata al pagamento di una multa di circa 300 euro per un video pre-registrato e diffuso sui suoi canali social.

“La mia vita mi ricorda un thriller, non so cosa succederà domani – ha dichiaratoMi sveglio lunedì e mi accusano di essere una spia britannica, il mio Canale Uno. Il pubblico ucraino crede che io sia un’agende dell’FSB. La mia figura è avvolta da varie teorie di cospirazione, ho cercato di salvare il mio capo diretto di Canale Uno cercando delle vie d’uscita per lui, non so quando mi sveglierò domani cosa mi accadrà. Ci sarà forse un altro procedimento contro di me in Russia, non so niente, vivo alla giornata e forse è meglio così”.

“Ho paura, sono una persona normale, un’abitante di Mosca, ho due figli che cresco da sola e possiamo dire che ho più paura per loro che per me stessa. Ho paura che saranno aggrediti, a scuola, per la strada, o subiranno bullismo. Ci sono molte persone che hanno un altro punto di vista e quindi ho paura. L’ex capo della Radio Eco di Mosca ha trovato una testa di maiale davanti alla porta di casa sua, ci sono diverse possibiltà. Quando sono tornata a prendere la mia macchina, parcheggiata nei parcheggi di Canale Uno avevo le ruote bucate, il giorno dopo non si è messa in moto e ho dovuto chiamare degli specialisti per ripararla e fare la diagnostica tecnica, c’erano problemi con la batteria ma non posso sapere cos’è successo. Succedono queste cose poco piacevoli e io penso che sia stata una vendetta da parte della polizia, forse del servizio di sicurezza di Canale Uno che in questo modo ha cercato di spaventarmi”, ha raccontato ancora la giornalista.

Nonostante le intimidazioni e le indagini la donna ha ribadito di non voler emigrare. “Sono una patriota e mio figlio lo è ancora più di me, ha pensato di iscriversi all’università, si sta preparando agli esami d’ingresso, abbiamo vissuto tutta la nostra vita in Russia e ora nel nostro Paese ci sono tempi duri: le persone come noi servono al nostro Paese adesso. Molte persone ora emigrano, vanno all’estero aspettando tempi migliori, ma se tutte le persone ragionevoli, colte, preparate, lasciano questo Paese, chi rimane? Io voglio pensare al futuro del mio Paese”, ha detto, affermando di essere sollevata per la solidarietà ricevuta da ogni parte del mondo, ma rattristata per il fatto che i suoi ex colleghi, invece, non l’abbiano chiamata né rivolto messaggi di sostegno. 

“Al posto delle persone di prima che si sono rivelate in realtà “non amiche”, sono arrivate persone che credo più meritevoli e sicuramente riempiranno la mia vita di molte cose diverse”, ha detto.  “Non tanti hanno seguito il mio esempio, prima di tutti però sono stati quei giornalisti che hanno lavorato nelle redazioni straniere, Zhanna Agalakova che ha lavorato per la Francia, ha deciso di andare via, altri giornalisti con nomi molto famosi hanno lasciato i canali nazionali ma non c’è un licenziamento di massa. Dobbiamo capire anche la causa: se ora lasciano i canali nazionali non trovano un altro posto di lavoro perché tutti i canali di opposizione sono chiusi o bloccati. Sono persone che hanno bambini, famiglia, mutui, e si trovano prigionieri di questa situazione. Forse molti di loro hanno un punto di vista liberale e vorrebbero fare qualcos’altro ma nelle condizioni di oggi, così difficili, non hanno la possibilità di permettersi di lasciare il lavoro che li fa vivere”.

L’intervista si è conclusa con un messaggio rivolto al pubblico italiano e ucraino. “Vorrei aggiungere una cosa importante: attualmente ci sono molti russi che soffrono insieme agli ucraini, certo non gli sparano, non sono bombardati, ma il fatto che l’Europa e che tutto il mondo ha adottato queste sanzioni su vasta scala contro la Russia fa paura. La Russofobia nel mondo è arrivata a livelli altissimi, per le sanzioni soffrono non solo le élite e gli oligarchi ma anche la gente semplice, soffre la classe media, orientata sull’occidente. Tutti i giorni si scontrano con queste sanzioni e per questo l’umore della società russa a volte potrebbe produrre una reazione contraria. Bisogna trovare un dialogo tra la Russia e l’Occidente e questa possibilità di dialogo potrebbe essere veicolata dalla cultura, è un grande sbaglio censurare la cultura, proprio attraverso questa possiamo ripristinare i nostri rapporti”.

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