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Home » Esteri

A chi serve la pace? Ecco la lista dei nuovi leader mondiali che tentano di mediare con Putin

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Israel, Turchia, Emirati Arabi Uniti e India, ecco i Paesi che stanno cercando di mediare con Putin

Guerra Ucraina: la lista dei leader mondiali che vogliono mediare con Putin

Il tavolo surrealmente lungo di Putin ha ospitato diversi leader mondiali già prima dell’inizio delle ostilità con Putin, dal cancelliere tedesco Olaf Scholz al presidente francese Emmanuel Macron. Ora un nuovo gruppo di leader mondiali sta tentando di mediare con Putin, anche al telefono, ma dietro alla foglia di fico del “mantenimento della pace” si cela la difesa di profondi legami commerciali con la Russia.

Questi Paesi includono il primo ministro israeliano Naftali Bennett, Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, il principe ereditario Mohammed bin Zayed degli Emirati Arabi Uniti e il primo ministro indiano Narendra Modi.

Israele

La visita a sorpresa a Mosca di Bennett il 5 marzo è stata la più inaspettata. Prima di recarsi a Mosca dove ha tenuto un colloquio di tre ore con Vladimir Putin, il primo ministro israeliano si era tuttavia consultato con Macron , Scholz e il presidente americano Joe Biden. Il loro colloquio è stato il primo tra Putin e un leader straniero dall’inizio del conflitto in Ucraina, e in seguito l’ambasciatore ucraino in Israele, Yevgen Kornichuk, ha fatto sapere che il governo stava considerando Gerusalemme per organizzare dei negoziati tra le delegazioni russa e ucraina su proposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con il quale l premier israeliano ha già tenuto diversi colloqui. Secondo il Jerusalem Post, Zelensky spera in un’influenza positiva di Bennette ritiene che Israele possa garantire la sicurezza della delegazione ucraina.

Turchia

La Turchia è stata accusata di doppiogiochismo nei suoi tentativi di mediazione con la Russia, dopo aver inviato i suoi droni Bayraktar TB2 all’esercito ucraino e aver chiuso il passaggio del Bosforo e dello stretto dei Dardanelli alle navi da guerra russe – anche se queste sono ormeggiate nel Mar Nero. Putin e Erdogan, entrambi sessantenni e al potere da decenni, si ammirano a vicenda per i loro modi bruschi – il presidente russo una volta disse di lui, “ecco una persona che mantiene la parola – un uomo.” Il ministro degli Esteri russo Sergei Larvov e la sua controparte ucraina Dmyto Kuleba, si sono incontrati nel sud della Turchia il 10 marzo, tenendo i primi colloqui diplomatici dall’inizio dell’invasione russa.

Erdogan ha parlato per un’ora al telefono con Putin, chiedendo un cessate il fuoco e la creazione di corridoi umanitari, come già i due presidenti hanno concordato in passato per la Siria, ottenendo tuttavia ben poco. La Turchia ha acquistato i sistemi di difesa antiaerea russi S-400 e il suo settore del turismo dipende molto dai 5 milioni di visitatori annuali russi. La Russia inoltre supervisiona l’impianto nucleare turco di Mersin e la Gazprom possiede la Turkstream, il gasdotto russo che soddisfa il 40% della domanda turca. Per la Turchia è in gioco la sua ascesa come potenza emergente, ma la sua appartenenza alla NATO non la rende un interlocutore ideale per Mosca.

Emirati Arabi Uniti

Il terzo mediatore sono stati gli Emirati Arabi Uniti, vicini a Mosca e sempre ben disposti a stendere un tappeto rosso per l’elite russa. Gli Emirati si sono astenuti dal voto sull’invasione russa al Consiglio di sicurezza ONU, sostenendo che “prendere posizione porti solo ad altra violenza.”

Bin Zayed, il principe ereditario di Abu Dhabi, ha parlato con Putin, dicendo che il suo Paese “continuerà a coordinarsi con le parti interessate per raggiungere una soluzione politica sostenibile per l’attuale crisi.” Gli Emirati non vogliono incrinare i loro rapporti con la Russia, con la quale collabora in Libia e in altri Paesi africani. Il volume dei rapporti commerciali tra i due Paesi sono decuplicati dal 1997 al 2021 e gli Emirati rappresentano il 55% degli scambi tra la Russia e l’intera regione del Golfo.

India

L’ultimo moderatore a farsi avanti è stato Modi. Ha parlato con Putin lunedì scorso e ha incoraggiato il presidente russo a tenere dei colloqui diretti con Zelensky. Anche l’India si è astenuta dal voto contro l’invasione al Consiglio di sicurezza. Quasi il 60% delle sue apparecchiature militari provengono dalla Russia, così come la maggior parte della sua tecnologia nucleare civile, ma spera di poter allontanare la Russia dalla Cina, obiettivo difficilmente raggiungibile. Sostenitrice del multilateralismo, l’India sta tentando di creare un asse con Giappone, Stati Uniti e Australia per controbilanciare il potere cinese.

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