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Otto razzi colpiscono una base italiana dell’Unifil in Libano: nessun militare ferito

Immagine di copertina
Immagine di repertorio di una base italiana dell'Unifil in Libano. Credit: AGF

Cinque soldati in osservazione in infermeria. Il ministro della Difesa Guido Crosetto: "Intollerabile".

Otto razzi da 107 millimetri hanno colpito il quartiere generale del contingente italiano e del settore Ovest della Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (Unifil) a Shama, nel sud del Libano, senza ferire alcun militare del nostro Paese.

I missili hanno colpito alcune aree all’aperto e un magazzino di ricambi della base dove non era presente alcun soldato. Sebbene non si siano registrati feriti, cinque soldati italiani sono stati messi sotto osservazione nell’infermeria della base e le loro condizioni non destano particolari preoccupazioni.

Al momento non è chiaro da dove sia arrivato l’attacco. Sono tuttora in corso gli accertamenti per determinare il punto di partenza dei colpi e individuare i responsabili. Non è comunque la prima volta che le basi dell’Unifil vengono prese di mira dalle parti in conflitto in Libano.

Da Bruxelles, il ministro della Difesa Guido Crosetto, che dopo il Consiglio esteri Ue ha provato a contattare il suo omologo israeliano Israel Katz senza ricevere ancora alcuna risposta, ha definito “intollerabile” l’accaduto. “Le basi di Unifil rappresentano la missione Onu internazionale, e sono di Paesi amici di Israele”, ha commentato l’esponente di Fratelli d’Italia: “Non possiamo più tollerare che questi errori si ripetano con questa frequenza. Per cui vanno date delle disposizioni chiare e inequivocabili alle forze che operano sul campo e mi auguro che sia stato fatto da questo nuovo ministro come era stato fatto dal vecchio ministro”.

Le forze armate di Israele (Idf) hanno però respinto ogni responsabilità, puntando il dito contro Hezbollah e affermando che il raid è stato lanciato dall’area di Deir Aames durante un attacco contro lo Stato ebraico. La stessa Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite aveva però fatto sapere di essere rimasta vittima, soltanto a ottobre, di più di 30 “incidenti”, di cui una ventina attribuiti alle Idf, compresi sette definiti “intenzionali”, e una decina in cui non è stato possibile determinare l’origine degli spari.

“È inaccettabile che le forze di peacekeeping dell’Unifil, mentre svolgono compiti assegnati dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, siano sistematicamente prese di mira”, denuncia la missione delle Nazioni Unite. “Ancora una volta, l’Unifil ricorda a tutte le parti in conflitto oltre la Blue Line di evitare azioni che mettano in pericolo le forze di peacekeeping dell’Onu. Devono rispettare l’inviolabilità del personale e dei locali delle Nazioni Unite in ogni momento. Qualsiasi attacco contro le forze di peacekeeping costituisce una flagrante violazione delle leggi internazionali e della risoluzione n. 1701, che costituisce la base dell’attuale mandato dell’Unifil”.

Oltre 3.516 persone sono state uccise e più di 14.929 sono rimaste ferite in Libano, secondo il ministero della Sanità di Beirut, dalla ripresa della guerra tra Israele e Hezbollah, ricominciata l’8 ottobre 2023. Tra questi, oltre 200 morti erano soccorritori e operatori sanitari. Quasi un milione di persone risultano sfollate nel Paese arabo a causa del conflitto in corso.

Oggi è arrivato a Beirut l’inviato degli Stati Uniti Amos Hochstein, che ha incontrato il premier uscente libanese Najib Mikati, il ministro degli Esteri Abdallah Bou Habib e il presidente del Parlamento Nabi Berri, alleato di Hezbollah, per proseguire i colloqui per un cessate il fuoco sulla base di una proposta presentata la scorsa settimana dall’ambasciatrice Usa in Libano, Lisa Johnson, una tregua definita “alla portata” dal collaboratore di Joe Biden.

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