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Grecia, la denuncia degli attivisti: “Con il lockdown crescono le violenze della polizia”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 11 Gen. 2021 alle 13:23
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Un uomo bloccato dalla polizia durante la protesta del 17 novembre ad Atene. Credit: EPA/KOSTAS TSIRONIS

La Grecia si trova ad affrontare il secondo lockdown dal mese di novembre dopo essere stata duramente colpita dalla pandemia di Covid-19. Durante gli ultimi mesi, tuttavia, al peso delle misure di restrizione si è aggiunto un incremento dei casi di violenza da parte della polizia. A riportarlo è un articolo di Politico Europe, che cita le parole di alcuni attivisti e parlamentari d’opposizione.

Con il nuovo lockdown, le proteste sono state vietate e la polizia è intervenuta per sedarle con quello che molti hanno ritenuto “un uso eccessivo della forza”. Secondo l’opposizione e gruppi di attivisti per i diritti umani, il governo del primo ministro Kyriakos Mitsotakis sta usando la lotta alla pandemia come pretesto per reprimere più severamente le proteste.

La Hellenic League for Human Rights (Lega ellenica per i diritti umani), i partiti di opposizione e l’associazione forense di Atene sostengono che la brutalità della polizia sia aumentata da quando Mitsotakis è salito al potere un anno e mezzo fa. Syriza, il principale partito d’opposizione, ha dichiarato che “dopo aver perso il controllo della pandemia e dell’economia, il governo prova a instaurare scene artificiali di tensione per distrarre le persone dai propri crimini”.

Amnesty International Grecia, intanto, ha documentato diversi episodi degli ultimi mesi in cui detenuti e manifestanti sono stati maltrattati dalla polizia e in cui si è registrato un abuso di sostanze chimiche irritanti come i gas lacrimogeni.

Lo scorso 17 novembre, data dell’anniversario della rivolta studentesca del 1973 contro la giunta militare, il governo ha imposto ulteriori restrizioni, vietando raduni di quattro o più persone e schierando 6mila poliziotti nelle strade. La giornata è stata segnata dalla violenza.

La polizia ha lanciato lacrimogeni su un raduno comunista, dove 1.500 persone manifestavano a distanza. Anche diversi giornalisti hanno denunciato molestie da parte della polizia. Le immagini di quel giorno mostravano agenti che pattugliavano senza indossare maschere in modo appropriato o rispettare le regole di distanziamento sociale, mentre i detenuti erano tenuti in condizioni anguste.

Nantia Tzortzi, una studentessa 23enne di medicina di Ioannina, ha detto che lei e altri sono stati picchiati dagli ufficiali senza alcuna provocazione dopo aver lasciato il loro campus universitario per partecipare a una marcia a istanza di 60 persone. La polizia sostiene invece che i manifestanti li hanno attaccati per primi. Sei dei manifestanti sono stati ricoverati in ospedale, mentre 23 sono stati arrestati e dovranno rispondere di diverse accuse.

“La violenza e l’impunità della polizia hanno una lunga storia in Grecia e in nessun caso possono essere considerate ‘incidenti isolati'”, ha detto Gabriel Sakellaridis, direttore esecutivo di Amnesty International in Grecia. “Soprattutto nell’ultimo anno e mezzo, è abbastanza evidente che ci sia un aumento in questi incidenti”.

Il governo, per il momento, ha difeso l’operato delle forze di sicurezza: “Non c’è alcun tipo di prove che ci sia un’escalation della violenza della polizia”, ha dichiarato il ministro della Protezione civile Michalis Chrisochoidis in parlamento a dicembre, rispondendo alle accuse dell’opposizione. Ma in un rapporto pubblicato a novembre, e aggiornato allo scorso maggio, una commissione speciale istituita per indagare sulla violenza della polizia in Grecia ha scoperto che gli agenti restavano impuniti quando erano coinvolti in incidenti violenti.

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