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L’ultimo messaggio di Hossam Shabat, il 208esimo giornalista ucciso da Israele a Gaza: “Se leggete queste parole vuol dire che sono morto, non smettete di parlare di Gaza”

Immagine di copertina

Reporter di Al Jazeera, il giornalista è stato ucciso da un drone israeliano che ha colpito l'auto su cui viaggiava

“Se state leggendo questo messaggio, significa che sono stato ucciso”: inizia così il messaggio di Hossam Shabat, il 208esimo giornalista ucciso da Israele a Gaza. Reporter di Al Jazeera, Shabat è stato assassinato da un drone israeliano che ha colpito l’auto su cui viaggiava. Secondo lo Shin Bet e l’esercito israeliano, il giornalista era un membro di Hamas. Su X, intanto, è stato pubblicato il messaggio che Hossam Shabat avrebbe scritto prima di morire.

“Se state leggendo questo messaggio, significa che sono stato ucciso – molto probabilmente, bersagliato – dalle forze di occupazione Israeliane. Quando tutto ciò ha avuto inizio, avevo solo 21 anni: ero uno studente con dei sogni, come chiunque altro. Negli scorsi 18 mesi, ho dedicato ogni momento della mia vita al mio popolo: ho documentato gli orrori inflitti a Gaza, minuto per minuto, determinato a mostrare al mondo quella verità che cercavano di seppellire”.

E ancora: “Ho dormito su pavimenti, nelle scuole, nelle tende – ovunque potessi. Ogni giorno è stato una battaglia per la sopravvivenza. Ho sopportato la fame per mesi, e ciononostante sono sempre rimasto 
a fianco del mio popolo. Per Dio, ho assolto al mio dovere come giornalista. Ho messo a rischio tutto per riportare e raccontare la verità, 
ed ora sono finalmente a riposo – qualcosa che non ho 
mai più conosciuto negli ultimi 18 mesi”.

Il toccante messaggio, quindi, si conclude: “Ho fatto tutto ciò poiché credo nella causa Palestinese. 
Credo che questa terra sia nostra, e morire per difenderla 
e per servire la sua gente è stato il più grande onore della mia vita. Ora vi chiedo: non smettete di parlare di Gaza. 
Non lasciate che il mondo volga lo sguardo. 
Continuate a lottare, continuate a raccontare le nostre storie: 
finché la Palestina sarà libera. Per l’ultima volta, Hossam Shabat, Gaza”.

 

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