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Gesù è gay e fa coming out con Giuseppe e Maria: credenti in rivolta contro il film di Netflix Brasile

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 13 Dic. 2019 alle 20:44 Aggiornato il 13 Dic. 2019 alle 20:46
Immagine di copertina

Brasile, bufera sul film  Netflix dove Gesù è gay

“La prima tentazione di Cristo” è il film di Netflix Brasile che sta facendo imbestialire i cristiani di tutto il Paese. Almeno un milione e mezzo di fedeli brasiliani hanno firmato una petizione per fermare la diffusione della pellicola “blasfema” sulla piattaforma di streaming, in Paese in cui almeno l’80 per cento della popolazione è credente.

Nella stravagante trama del film, Gesù è gay, e non ha alcuna intenzione di adempiere ai compiti che gli spettano in quanto figlio di Dio, primo tra tutti quello di spargere il verbo di suo padre.

Gesù, infatti, è innamorato di Orlando. E quando torna a casa da mamma Maria e Giuseppe, dopo aver trascorso 40 giorni nel deserto, per fare coming out, è bufera. Proprio nel momento in cui la madre ha deciso di dirgli la verità sulle sue origini, e cioè che Giuseppe è solo il suo padre adottivo perché il vero genitore è Dio, Gesù spiazza tutti con la sua confessione.

Il film, lanciato il 3 dicembre scorso come “speciale di Natale”, ha fatto infuriare la maggior parte degli spettatori di Netflix Brasile, che hanno lanciato una petizione su Change.org per richiederne la rimozione dal catalogo Netflix.

“Contro il film di Natale ‘La prima tentazione di Cristo’, per la rimozione dal catalogo di Netflix e perché i Porta Dos Fundos (i produttori, ndr) vengano ritenuti responsabili del reato di vilipendio della fede”, si legge nel testo della petizione, che ha già superato un milione e 300mila firma e chiede che il governo punisca gli ideatori per aver “offeso gravemente i cristiani”.

Tra i firmatari, anche il figlio del presidente Jair Bolsonaro, Edoardo, che su Twitter scrive: “Netflix Brasile ha appena lanciato uno ‘speciale di Natale’ dove Gesù Cristo è gay e si rifiuta di diffonder la parola di Dio. Siamo per la libertà di espressione, ma vale la pena attaccare la vede dell’86 per cento della Popolazione? Serve una riflessione”.

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