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Home » Esteri

Siria, i gemelli siamesi di Ghouta sono stati trasportati all’ospedale pediatrico di Damasco

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I due bambini nati il 23 luglio nel sobborgo in mano ai ribelli sono uniti per l'addome e senza un intervento chirurgico per separarli non sarebbero sopravvissuti

I gemelli siamesi, uniti per l’addome, nati il 23 luglio scorso a Ghouta, una roccaforte ribelle nei pressi di Damasco, sono stati trasportati attraverso le linee del fronte all’ospedale pediatrico della capitale siriana venerdì 12 agosto 2016.

Moaz e Nawras avevano attirato l’attenzione mondiale perché senza cure adeguate e i mezzi per separarli chirurgicamente non sarebbero sopravvissuti, così i medici siriani all’estero si erano rivolti all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) perché facesse pressione sul regime di Damasco e consentisse loro di lasciare il sobborgo assediato.

“I gemelli, la madre e una zia sono stati trasportati all’ospedale pediatrico di Damasco con un’ambulanza della Syrian Arab Red Crescent (l’equivalente della Croce Rossa)”, ha dichiarato Elizabeth Hoff, rappresentante dell’Oms in Siria.

Sono i primi dei 20 pazienti che, secondo l’Oms, hanno necessità urgente di essere trasferiti per ricevere cure adeguate.

L’Oms ha ricevuto la segnalazione di 16 casi critici dalla città di Madaya, anch’essa sotto assedio governativo, e di due altri nelle aree di Foua e Kefraya, nella provincia di Idlib, assediate dalle forze ribelli tra cui la milizia islamista Ahrar al-Sham, ma non ha ancora ricevuto il permesso all’evacuazione.

“Stiamo negoziando delle evacuazioni per ragioni mediche”, ha detto Hoff. L’Oms sta cercando inoltre di ottenere l’assenso del regime siriano a trasportare fuori da Aleppo i feriti più gravi e le persone affette da malattie croniche che hanno bisogno di trattamenti non disponibili nelle aree assediate.

Secondo le Nazioni Unite e l’Oms, le tre ore quotidiane di tregua proposte  per Aleppo dalla Russia, alleata del presidente siriano Bashar al-Assad, non sono sufficienti ad affrontare adeguatamente la difficile situazione umanitaria.

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