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Gb, premier Johnson: stadio vietato ad autori di insulti razzisti contro i giocatori

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Gb, premier Johnson: stadio vietato ad autori di insulti razzisti contro i giocatori

Il governo del Regno Unito intende vietare l’accesso allo stadio ai tifosi colpevoli di rivolgere ai calciatori insulti razzisti online. Lo ha annunciato oggi il primo ministro britannico Boris Johnson, dopo giorni di polemiche per i disordini e le offese razziste contro alcuni giocatori della Nazionale a seguito della sconfitta dell’Inghilterra contro l’Italia nella finale degli Europei disputata domenica scorsa a Wembley.

Johnson oggi ha dichiarato in parlamento che saranno cambiate le regole per il divieto di accesso agli stadi, che scatterà anche nei casi di razzismo online. “Se sei colpevole di offese razziste online contro i calciatori, allora non andrai alla partita”. “Niente se, niente ma. Niente esenzioni e niente scuse”, ha aggiunto, ribadendo la sua ferma condanna degli insulti razzisti rivolti sui social media a Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka, dopo aver sbagliato i calci di rigore nella finale dell’11 luglio.

Johnson ha dichiarato che i social network dovranno pagare una sanzione pari al 10 percento dei loro ricavi globali se non rimuoveranno “l’odio e il razzismo” dai loro servizi, dopo aver ricevuto a Downing Street i rappresentanti di alcune delle principali società del settore.

Negli scorsi giorni una petizione online rivolta alla Federcalcio e al governo britannico che chiede di punire con il Daspo a vita i tifosi razzisti è arrivata a raccogliere un milione di firme. Attualmente i tifosi possono essere interdetti dalla partecipazione alle manifestazioni sportive da 3 a 10 anni, se condannati per reati di violenza e disordine pubblico ma non ancora per fatti avvenuti online.

Come in Italia, anche in Inghilterra la questione dei giocatori inginocchiati contro il razzismo ha suscitato polemiche. In particolare, dopo le offese razziste rivolte ai giocatori della Nazionale, Johnson è stato criticato dall’opposizione per non essersi esposto nelle settimane passate contro i tifosi che avevano fischiato i giocatori inginocchiati.

In parlamento, il leader del partito laburista Keir Starmer ha accusato Johnson di “aver cercato di alimentare una guerra culturale” sul tema prima degli Europei, affermando che i ministri stanno facendo marcia indietro ora che si sono accorti “di essere dalla parte sbagliata”.

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