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Gaza si ribella: “Vogliamo vivere, basta miseria”. E Hamas reprime la protesta

Immagine di copertina
Un ragazzo palestinese. Credit: Majdi Fathi/AFP

TPI ha parlato con un attivista che fa parte del "14th March Movement", un movimento nato dal basso che si ribella alle condizioni di vita nella Striscia

“Vogliamo vivere”: è questo lo slogan che da dieci giorni viene scandito dagli abitanti della Striscia di Gaza e che tanta diffusione sta avendo anche sui social.

Era dal 2007, anno in cui il governo della Striscia è passato nelle mani di Hamas, che non si vedevano proteste di tale portata nell’enclave palestinese.

I gazawi sono scesi in strada per esprimere tutta la loro frustrazione contro le terribili condizioni di vita nella Striscia dietro la spinta del neonato movimento “14th March Movement”, fondato tra gli altri dall’attivista Moumen al-Natour* che TPI è riuscito a contattare.

“Non stiamo manifestando contro Hamas nello specifico. Noi, in qualità di cittadini, vogliamo una vita migliore. Le proteste”, ci spiega al-Natour “sono iniziate il 14 marzo e si sono svolte in maniera pacifica. Siamo davvero in tanti”.

“Le persone chiedono una vita migliore, che non sia fatta solo di guerra e distruzione. Vogliamo un lavoro, stipendi migliori e che le tasse vengano ridotte”.

Hamas, che dal 2007 controlla la Striscia, ha però reagito in maniera violenta contro le proteste, attaccando i manifestanti con manganelli, lanciando contro di loro lacrimogeni e arrivando anche a sparare in aria per disperdere le folle. Inoltre decine di giornalisti e attivisti sono stati arrestati.

“Hamas ha reagito violentemente contro chi sta manifestando pacificamente, il che rende ancora più complicato giungere ad una soluzione. Tanti giornalisti sono stati attaccati e le loro telecamere sono state distrutte”, racconta l’attivista al-Natour.

“Quello che chiediamo è un’unità nazionale e la fine delle sanzioni che hanno aggravato la crisi umanitaria a Gaza. Le proteste finiranno solo quando le condizioni di vita nella Striscia miglioreranno”.

Hamas ha cercato di sminuire la legittimità del movimento nato dal basso affermando che dietro le proteste vi sia l’Autorità nazionale palestinese (PA) del presidente Abbas, la forza politica che governa i Territori palestinesi.

Gli organizzatori delle proteste intanto hanno diffuso un comunicato in cui chiedono alla Comunità internazionale di aiutare la popolazione di Gaza a voltare pagina dopo “12 anni di distruzione e ingiustizia causata dalle divisioni politiche [tra Hamas e ANP, ndr]”.

“É giunto il momento per i cittadini palestinesi di protestare contro la violazione di ogni diritto umano e le politiche che hanno reso la situazione nella Striscia di Gaza invivibile”, si legge nel messaggio pubblicato in inglese.

La situazione a Gaza – Secondo i dati della Banca Mondiale, l’economia nell’enclave palestinese controllata da Hamas è “in caduta libera”, la disoccupazione giovanile raggiunge il 70 per cento e l’Onu ha affermato che entro il 2020 la Striscia diventerà “assolutamente invivibile”.

A pesare sulle condizioni di vita dei gazawi è anche l’embargo che Israele ed Egitto hanno imposto sulla Striscia e che impedisce il passaggio di persone e beni attraverso i confini.

A scatenare le proteste è stato anche l’aumento del costo dei beni di prima necessità, ormai triplicati, il blocco del pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici nella Striscia da parte dell’Autorità palestinese e il taglio degli aiuti umanitari stanziati dagli Stati Uniti.

Hamas, considerato un gruppo terroristico da Unione Europea, Stati Uniti e Israele, controlla la Striscia di Gaza dal 2007 dopo averla sottratta al rivale Fatah, partito dominante all’interno dell’ANP.

*L’ultimo messaggio inviato a TPI dal giovane avvocato risale a mercoledì 20 marzo, ma dal 21 marzo TPI non è riuscito a mettersi nuovamente in contatto con Moumen al-Natour e stando a quanto riportato da amici e parenti sulla sua pagina social il ragazzo sarebbe stato incarcerato.

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