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La Francia apre alla procreazione assistita per donne gay e single nel 2018

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Marlène Schiappa, segretaria di Stato francese per l'Uguaglianza, ha dichiarato a una tv nazionale che entro il prossimo anno verrà revisionata la normativa in materia di bioetica

Il governo francese prospetta l’estensione della procreazione medicalmente assistita (Pma) a “tutte le donne” nel 2018, come parte della revisione della normativa in materia di bioetica. Lo ha annunciato Marlène Schiappa, segretaria di Stato per l’Uguaglianza, intervistata dalla tv francese Rmc-BfmTv.

La segretaria ha detto che “la promessa fatta in campagna elettorale dal presidente Emmanuel Macron verrà mantenuta”.

Dopo anni di riflessione, il Comitato nazionale per le questioni etiche (Ccne) si è pronunciato recentemente a favore della procreazione medicalmente assistita (Pma) anche per le donne gay e single. Il parere del Comitato nazionale sembra dunque aprire la strada a una legge che verrà approvata dal parlamento francese il prossimo anno.

La mossa svelata da Schiappa rappresenta un’estensione significativa dei diritti dei gay in Francia, dopo la legalizzazione del matrimonio omosessuale e la possibilità di adozione da parte delle coppie omosessuali nel 2013.

In Francia, secondo il rapporto annuale dell’Agenzia biomedica francese, nel 2014 più di 25mila bambini sono nati grazie alle tecniche della procreazione assistita. L’aumento del dato fa riferimento soprattutto ai problemi di fertilità che hanno diverse coppie francesi.

Per Procreazione medicalmente assistita (Pma) si intende l’insieme di tutti quei trattamenti nei quali i gameti, sia femminili (ovociti) che maschili (spermatozoi), sono trattati al fine di determinare il processo riproduttivo. I paesi nei quali le lesbiche (single o in coppia) possono accedere alla Pma sono Belgio, Danimarca, Finlandia, Regno Unito, Grecia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia.

Italia

In Italia la procreazione assistita è disciplinata dalla legge 40 del 2004, ma è espressamente vietata per coppie dello stesso sesso. “Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1*, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”, recita l’articolo 5 della legge 40.

Inoltre, in base alla stessa legge, solo una coppia con problemi di sterilità o infertilità irreversibile può ricorrere alla donazione di gameti (ovociti o spermatozoi) esterni alla coppia stessa, ossia sottoporsi o a inseminazione intrauterina con seme di donatore, oppure alla Fecondazione in vitro (Fivet/Icsi) con ovociti o spermatozoi ottenuti da donatori.

Tale procedura resta lecita, nel nostro Paese, solo per le coppie di sesso diverso, sposate o conviventi con diagnosi di infertilità. Non possono quindi ricorrere alla donazione né donne single, né coppie dello stesso sesso.

“In Europa le leggi affermano libertà e diritti capaci di affermare il principio di uguaglianza, mentre noi, per beneficiarne siamo costretti ad affrontare estenuanti battaglie nei tribunali” ha dichiarato in un comunicato stampa Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

“Si tratta di una nuova lezione per il parlamento italiano che farebbe bene a superare in fretta gli ultimi divieti della legge 40, invece di azionare ogni strumento per rendere inapplicabile tecniche come l’analisi genetica pre-impianto nei livelli essenziali di assistenza, creando di fatto un discrimine per tutte le coppie che non potranno accedere a questa tecnica per mancanza di possibilità economiche, ostacolando la riduzione dei rischi legati a gravidanze a rischio di trasmissione di gravi malattie”, ha concluso Gallo.

LEGGI ANCHE: Tutti i modi in cui le coppie dello stesso sesso possono diventare genitori 
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