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Le Filippine si ritirano dalla Corte Penale Internazionale: “Attacchi infondati a Duterte”

Immagine di copertina
Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Credit: AFP

Le Filippine hanno ufficialmente lasciato la Corte Penale Internazionale, il tribunale speciale istituito dalle Nazioni Unite nel 2002 (con sede all’Aia, nei Paesi Bassi) con il compito di perseguire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidi.

A seguito di questa decisione, quindi, le Filippine non saranno più soggette alla giurisdizione dell’ICC.

Il paese governato da Rodrigo Duterte aveva fatto questa scelta già nel 2018, ma l’iter richiede 12 mesi per essere formalizzato. Il principale tribunale delle Filippine ha confermato in questi giorni la decisione del presidente completando così il processo di ritiro dalla Corte Penale Internazionale.

Alla base del ritiro ci sono le indagini dell’ICC sui crimini commessi da Duterte, in particolare nell’ambito della sua spietata guerra al narcotraffico, che ha portato all’uccisione di migliaia di spacciatori o presunti tali da parte delle forze di polizia.

Lo stesso Duterte si era lamentato a più riprese con le Nazioni Unite e aveva definito le accuse nei suoi confronti “prive di fondamento e oltraggiose”.

Le Filippine sono il secondo paese a ritirarsi dalla Corte dopo il Burundi, che aveva formalizzato la decisione nel 2017.

Come riportato in un’inchiesta di BuzzFeed che abbiamo spiegato su TPI, Duterte nel corso degli anni ha utilizzato i social network, in particolare Facebook, per disseminare una sequela di fake news utili ad occultare i crimini commessi dal suo governo.

Il popolo filippino è stato bombardato di post apologetici sul presidente o tesi a nascondere le esecuzioni extragiudiziali dei narcotrafficanti, contenuti che facevano passare le accuse nei confronti di Duterte come complotti orditi dagli oppositori o da alcuni stati rivali.

Le bufale, anche per colpa degli scarsi controlli operati da Facebook, sono circolate rapidamente e in maniera incontrollata in tutto il paese, rafforzando così il consenso di Duterte e mettendo a tacere ogni forma di dissenso e di opposizione nelle Filippine.

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