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Etiopia, giornalista condannato a 7 anni per evasione fiscale. Scoppia la protesta

Secondo l'attivista e blogger Atnaf Brhane, il giornalista Fekadu Mahitemework è stato condannato perché vittima della repressione della libertà di stampa del 2014

Di Alice Possidente
Pubblicato il 29 Ott. 2019 alle 19:02 Aggiornato il 13 Nov. 2019 alle 18:05
Immagine di copertina
Il giornalista Fekadu Mahitemework

Etiopia, giornalista condannato a 7 anni per evasione fiscale

In Etiopia un giornalista è stato condannato a sette anni di reclusione con l’accusa di evasione fiscale. A riportare la notizia sono stati diversi organi di informazione locali.

Il giornalista si chiama Fekadu Mahitemework e ha collaborato con la rivista locale Enku. Oltre al carcere, il cronista dovrà pagare una multa da 7.000 birr (213 euro).

La condanna, tuttavia, non convince l’attivista e blogger Atnaf Brhane, secondo cui il cronista è stato “vittima della repressione della stampa del 2014 da parte del governo, quando era redattore della rivista”.

Il tweet di denuncia dell’attivista Atnaf Brhane

A quei tempi, ha commentato Brhane, “molti giornalisti sono fuggiti dal Paese. Mahitemework invece è rimasto in Etiopia e ha subito un processo”.

Mahitemework è stato uno dei primi ad essere incarcerato sotto il governo del Primo Ministro Abiy Ahmed Ali. Da quando è entrato in carica, nell’aprile 2018, Abiy Ahmed Ali ha approvato la liberazione di centinaia di giornalisti detenuti.

Nel 2019 Abiy Ahmed Ali ha ricevuto il Premio Nobel per la pace per i suoi sforzi nel “risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea” e per il riconoscimento di “tutte le parti interessate che lavorano per la pace e la riconciliazione in Etiopia e nelle regioni dell’Africa orientale e nord-orientale”.

Abiy Ahmed: chi è il premier etiope Premio Nobel per la Pace 2019

Finora Abiy Ahmed Ali è stato apprezzato per aver permesso la libertà di stampa e dei diritti umani nel paese e per aver aperto lo spazio politico finora limitato dell’Etiopia che ha visto i giornalisti arbitrariamente detenuti soltanto per aver fatto il loro lavoro.

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