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Covid, l’Ema gela AstraZeneca: “Improbabile il via libera al vaccino entro gennaio”. Perché è una pessima notizia per l’Italia

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 29 Dic. 2020 alle 17:54
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Covid, Ema: “Improbabile approvazione vaccino AstraZeneca a gennaio”

L’approvazione da parte dell’Ema del vaccino anti-Covid sviluppato da AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford è “improbabile” che avvenga a gennaio.

Lo ha detto Noel Wathion, vice direttore esecutivo dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco. “Non ci hanno ancora presentato neppure la domanda” ha dichiarato Wathion in un’intervista al quotidiano belga Het Nieuwsblad. Secondo Wathion l’autorità al momento ha ricevuto solamente alcune informazioni sul vaccino che comunque sono “insufficienti anche a dare un via libera condizionato alla commercializzazione”.

Le dichiarazioni del vice direttore Ema arrivano pochi giorni dopo quelle del ceo di AstraZeneca, Pascal Soriot, il quale in un’intervista al Sunday Times aveva dichiarato che una pubblicazione sui nuovi studi della fase 3 sarebbe arrivata a giorni.

“Crediamo di aver trovato la formula vincente per ottenere un’efficacia che, dopo due dosi, è pari a tutte le altre” aveva affermato Soriot, facendo ipotizzare alla stampa britannica un via libera delle autorità di regolamentazione al vaccino nel giro di pochi giorni.

A novembre, AstraZeneca e Oxford avevano pubblicato i risultati preliminari del loro studio clinico in due gruppi: uno aveva ricevuto due dosi complete di vaccino, con un risultato del 62% di efficacia, mentre l’altro aveva ricevuto mezza dose, seguita da una dose completa il mese successivo, e proprio questo aveva dimostrato un’efficacia del 90%.

I risultati erano stati molto criticati anche perché l’iniezione di mezza dose era dovuta a un errore e questo protocollo era stato seguito da un gruppo relativamente piccolo di persone; per questo la società aveva annunciato che vaccino richiedeva “ulteriori studi”.

Se il ritardo nell’approvazione da parte dell’Ema dovesse essere confermato, questo potrebbe essere un serio problema per l’Unione Europea e in particolar modo per l’Italia.

L’Europa, infatti, ha prenotato 400 milioni di dosi, mentre all’Italia spetterebbero 40 milioni di dosi, ben più di quelle prenotate per l’unico vaccino al momento disponibile, quello della Pfizer, di cui arriveranno in tutto 26,92 milioni di dosi.

Delle 40 milioni di dosi destinate all’Italia, metà si prevedeva di utilizzarle nel terzo trimestre 2021 e l’altra metà nel quarto. L’eventuale ritardo, a cui si aggiunge il ritardo già annunciato dalla francese Sanofi, che probabilmente non sarà pronta prima della fine del 2021 e di cui l’Italia ha opzionato 40,38 milioni di dosi, rischia di mettere in seria difficoltà la campagna di vaccinazione anti-Covid.

A questo si aggiunge l’incognita della Johnson&Johnson, che nel piano vaccinale italiano fa la parte del leone con 53,84 milioni di dosi opzionate. Al momento, però, non è ancora chiaro quando il vaccino dell’azienda farmaceutica statunitense sarà disponibile.

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