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Cosa è successo nel mondo dopo che Donald Trump è diventato presidente degli Usa

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Trump assumerà ufficialmente l'incarico a gennaio 2017. Ma dal momento della sua elezione pochi giorni fa, qualcosa sta già iniziando a cambiare

Donald Trump è stato eletto nuovo presidente degli Stati Uniti pochi giorni fa, dopo aver conquistato la maggioranza dei collegi elettorali, i cosidetti Grandi Elettori, pur non aggiudicandosi la maggior parte del voto popolare.

La sua elezione formale si terrà il 19 dicembre, giorno in cui i Grandi Elettori statunitensi scelti dai cittadini, voteranno a loro volta. L’investitura ufficiale alla Casa Bianca avverrà invece a gennaio 2017.

Tuttavia, dal momento della vittoria di Trump lo scorso 8 novembre, si sono già verificati alcuni avvenimenti negli Stati Uniti e nel mondo, che forniscono le prime, e senza dubbio parziali, indicazioni di cosa potersi aspettare durante il prossimo mandato presidenziale. Ecco di cosa si tratta:

1) Stati Uniti

In molte città degli Usa migliaia di persone hanno protestato per la seconda notte consecutiva contro l’elezione del magnate americano, sostenendo di essere preoccupate per il rispetto dei diritti civili nei confronti delle minoranze. Questo è avvenuto nonostante il discorso di apertura pronunciato da Trump subito dopo la vittoria e l’incontro in toni cordiali con il presidente uscente Barack Obama alla Casa Bianca il 10 novembre.

Il giudice che si sta occupando della causa civile per frode nei confronti del presidente eletto Donald Trump e della sua Trump University ha detto l’11 novembre che sarebbe opportuno per entrambe le parti giungere al patteggiamento “considerando tutti gli interessi coinvolti”.

Un ex leader del Ku Klux Klan (Kkk), David Duke, ha festeggiato l’elezione di Trump scrivendo su Twitter: “Questa è una delle notti più emozionanti della mia vita. Non vi sbagliate, il nostro popolo ha avuto un ruolo importante nell’elezione di Trump”. Prima delle elezioni, la campagna di Trump ha rifiutato il supporto di un giornale del Kkk.

2) Israele

Il ministro dell’Istruzione israeliano Naftali Bennett, leader del partito di destra che appoggia la costruzione di insediamenti israeliani e si oppone allo stato palestinese, ha detto che “la vittoria di Trump è un’opportunità per Israele di ritrattare immediatamente l’idea di uno stato palestinese nel centro del paese”. “L’era dello Stato palestinese è finita”, ha aggiunto Bennett. 

Durante la campagna elettorale, sia Clinton che Trump hanno dichiarato che – se eletti – avrebbero continuato sulla stessa linea dell’attuale politica degli Stati Uniti in merito al conflitto israelo-palestinese, che è quella di una soluzione a due stati. Tuttavia, Trump si è guadagnato il supporto di Israele con la promessa di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo l’antica città come capitale di Israele.

— Leggi anche: COME LA PENSA TRUMP SULLA POLITICA ESTERA

Questa promessa è stata fatta più volte dai candidati presidenziali in passato, ma Trump è il solo che potrebbe realmente attuarla, dal momento che avrebbe il pieno appoggio del Congresso, a maggioranza repubblicana.

Se questo si verificasse, sarebbe superato quanto raggiunto dalla diplomazia internazionale negli ultimi decenni, durante i quali è stato stabilito che lo status di Gerusalemme non è deciso fino al raggiungimento di una soluzione negoziata tra Israele e Palestina.

Anche il primo ministro israeliano Netanyahu, che ha avuto una rapporti molto forti con il presidente uscente Barack Obama, ha rilasciato una dichiarazione congratulandosi con Trump e salutandolo come un “vero amico” di Israele.

3) Messico 

Il paese centramericano ha vissuto giorni di incertezza economica dopo l’elezione di Trump, che durante la campagna elettorale aveva annunciato la volontà di deportare dagli Stati Uniti i migranti messicani irregolari e costruire un muro al confine, finanziato dal Messico, che bloccasse l’immigrazione clandestina. 

— Leggi anche: QUANTO COSTEREBBE IL MURO DI TRUMP TRA STATI UNITI E MESSICO

Il peso, la moneta messicana, ha sofferto il suo peggiore crollo da 22 anni a questa parte, a causa del timore che Trump modifichi o receda dal trattato di libero scambio col Messico, come ha annunciato che avrebbe fatto.

Il presidente messicano Enrique Pena Nieto ha detto di aver telefonato a Trump per congratularsi con lui e ha acconsentito a incontrarlo a New York prima dell’investitura ufficiale del neo-eletto presidente con lo scopo di iniziare a discutere di cooperazione. Ma ha confermato che il paese non ha intenzione di pagare per la costruzione del muro.

4) Cuba

L’isola caraibica, dopo l’annuncio della vittoria di Trump, ha comunicato l’avvio di cinque giorni di esercitazioni militari in tutto il paese “per preparare le truppe e la popolazione ad affrontare una serie di azioni nemiche”. Il governo non ha collegato esplicitamente le esercitazioni su scala nazionale al risultato delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

È la settima volta che Cuba organizza questo tipo di esercitazioni in risposta ai picchi di tensione con gli Stati Uniti. La prima risale al 1980 dopo la vittoria nelle elezioni presidenziali di Ronald Reagan.

Trump durante la campagna elettorale ha promesso di ritornare su alcune concessioni fatte da Obama per favorire il processo di normalizzazione delle relazioni con Cuba, a meno che Castro non conceda maggiori libertà ai cittadini, un’ipotesi considerata virtualmente impossibile.

5) Russia

La Duma, il parlamento russo, ha accolto con un applauso la notizia dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Vladimir Putin ha inviato subito le sue congratulazioni salutando la vittoria di Trump come il trionfo dell’ “uomo del popolo”.

Durante la campagna elettorale, Trump non ha nascosto le sue simpatie per il presidente russo, e questo viene visto da alcuni analisti come un elemento che potrebbe portare a una stabilità nei rapporti degli Stati Uniti con Mosca.

In un telegramma a Trump, Putin ha espresso il suo augurio di un “lavoro congiunto per condurre i rapporti tra Russia e Usa fuori dalla crisi, affrontare le questioni cruciali dell’agenda internazionale e individuare risposte efficaci alle sfide alla sicurezza globale”.

6) Corea del Sud 

In una telefonata con la presidente della Corea del Sud Park Geun-hye, giovedì 10 novembre, Trump ha detto che manterrà gli impegni di difesa del paese sulla base degli accordi esistenti.

Il neo-presidente statunitense ha fatto quindi marcia indietro rispetto a quando, in campagna elettorale, ha dichiarato che avrebbe ritirato le truppe statunitensi presenti in Corea del Sud, a meno che Seoul non avesse sostenuto una quota maggiore dei costi.

Nel paese di trovano circa 28.500 soldati statunitensi che collaborano alla difesa contro la Corea del Nord e Seoul contribuisce per circa il 40 per cento ai costi.

7) Economia 

Subito dopo il voto, i mercati finanziari globali sono scesi. I mercati valutari e azionari hanno reagito con volatilità alla vittoria di Trump. Ma nei giorni seguenti le borsee europee hanno reagito in positivo, recuperando il terreno perduto.

— Leggi anche: COSA SUCCEDE ORA CHE TRUMP È IL NUOVO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

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