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Home » Esteri

Svizzera, le regole delle prostitute per riaprire i bordelli in sicurezza

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Coronavirus, le regole delle sex workers svizzere per lavorare in sicurezza

L’organizzazione svizzera per i diritti delle prostitute ProKoRe ha redatto un elenco di regole che minimizza il rischio di trasmettere il Coronavirus durante i rapporti sessuali, per cercare di proteggere l’industria delle sex workers, duramente colpita dall’epidemia di Covid. Il governo svizzero, infatti, a partire dal 17 marzo scorso ha imposto il divieto di frequentare bordelli, proprio per limitare il rischio di contagio. Ma il gruppo intanto ha stilato una serie di regole nella speranza che tale divieto possa essere revocato l’8 giugno prossimo, quando le misure di lockdown saranno allentate nel Paese.  Lo scrive il Daily Mail riportando un articolo della rivista svizzera Watson.

L’obiettivo del documento è quello di non esporre al rischio di trasmissione da Coronavirus lavoratrici e clienti: indica le due posizioni che consentono una distanza di sicurezza adeguata tra i volti (tra cui per esempio quella della ‘cowgirl al contrario’), suggerisce l’areazione delle stanze per 15 minuti dopo la visita di ogni cliente e la durata massima di ogni rapporto, che non deve superare i 15 minuti. Tra le regole anche l’obbligo per le sex workers di indossare le mascherine mentre lavorano e di fornire dispositivi di sicurezza – guanti, preservativi e disinfettanti – anche ai clienti, direttamente nelle strutture. Nel documento, infine, si chiede che la revoca delle restrizioni per le prostitute coincida con l’allentamento delle misure previsto per l’8 giugno prossimo: l’attuale divieto, infatti, secondo l’organizzazione sta favorendo la prostituzione illegale e creando seri problemi di sicurezza.

Leggi anche:

1. Alessia, 41enne transgender e sex worker: “Per lo Stato siamo invisibili, ma voglio un lavoro normale” 2. Coronavirus: il Brasile raccomanda alle prostitute il telelavoro 3.  Esclusivo TPI: “Cari italiani non illudetevi, la solidarietà della Cina è solo propaganda per esercitare un’influenza politica”. Parla Joshua Wong, leader delle proteste di Hong Kong

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