Coronavirus: pochi casi accertati in Africa fino ad ora, ecco perché secondo gli esperti

Nel "continente nero" sono pochissimi i casi accertati di Covid-19: ecco quale potrebbe essere la motivazione

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 11 Mar. 2020 alle 14:40
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Coronavirus, pochi casi in Africa: ecco perché secondo gli esperti

Mentre l’epidemia di Coronavirus avanza in tutto il mondo, in Africa, fino ad ora, si registrano pochi casi: ecco perché secondo gli esperti che stanno studiando il Covid-19. A provare a dare una spiegazione a un fenomeno comunque strano dal momento che l’Africa intrattiene stretti rapporti commerciali con la Cina, luogo di origine della diffusione del Coronavirus, è stata la rivista New Scientist, che all’argomento ha dedicato un ampio servizio.

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Secondo quanto svelato dalla rivista, in Egitto sarebbero 59 i casi accertati di Coronavirus, 33 dei quali rappresentati da turisti in crociera sul Nilo, mentre i dati ufficiali del 10 marzo riportano 95 casi documentati di Covid-19 in tutto il continente africano. Gli abitanti africani, già esposti a malattie quali Ebola, Malaria, Tubercolosi e Hiv, sono considerati a rischio a causa dell’estrema fragilità del sistema sanitario.

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Dall’inizio dell’epidemia, infatti, l’Oms si è subito adoperata per fornire ad alcuni Paesi dell’Africa le risorse necessarie per individuare e contrastare l’infezione di Covid-19. Ora, sono ben 37 i Paesi attrezzati per l’emergenza Coronavirus. Secondo Mary Stephen, membro dell’Organizzazione mondiale della Sanità, “Il conteggio dei casi potrebbe essere accurato, perché attualmente in Africa sono stati sottoposti al test più di 400 individui e non credo possa considerarsi una sottostima”.

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“L’assenza di decessi, inoltre, potrebbe significare che non ci sono ancora grandi focolai non rilevati” è invece il pensiero di Mark Woolhouse, docente all’università di Edimburgo, mentre Jimmy Whitworth, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, afferma: “Non possiamo ancora sapere perché i contagi siano così pochi, ma le misure di isolamento adottate dai paesi potrebbero aver giocato un ruolo chiave”. “La quarantena, a differenza dei casi di contagio, non viene segnalata, ma sappiamo che quattro paesi africani hanno imposto la quarantena ai visitatori provenienti dalle zone considerate pericolose” prosegue Whitworth che poi precisa “Il Ruanda, ad esempio, ha reclutato studenti di medicina dell’ultimo anno per intraprendere lo screening negli aeroporti”.

Secondo Vittoria Colizza, dell’università della Sorbona in Francia, “Una delle ragioni per il basso indice di trasmissione rilevato del Covid-19 in Africa potrebbe essere semplicemente la natura del virus, per la quale molti pazienti non manifestano sintomi”. La ricercatrice, infatti, ha effettuato uno studio sui primi 300 contagiati da Coronavirus ed è arrivata alla conclusione che circa il 60 per cento degli infetti fosse asintomatico, lo stesso motivo per cui, secondo uno studio effettuato presso l’università di Torino, in Italia la situazione sarebbe sottostimata nel 25-27 per cento dei casi.

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Nonostante la vulnerabilità, la popolazione africana potrebbe paradossalmente rivelarsi più resistente vista la bassa soglia dell’età media della popolazione. “Nel Regno Unito l’età media è di 40,5 anni, in Cina 37,4, mentre in Togo e in Camerun le soglie raggiungono una media di 19,8 e 18,5” dichiara Mary Stephen, mentre Whitworth dichiara: “La speranza è che non ci sia bisogno di combattere focolai nel continente. I sistemi sanitari potrebbero collassare, visto il precario stato di emergenza derivante dalla presenza di malattie come morbillo, ebola e altre patologie che provocano già moltissime vittime”.

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