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Come mai è una buona notizia che tutti i guariti sviluppano anticorpi al Coronavirus

La scoperta dei ricercatori della Chongqing Medical University apre scenari interessanti nella lotta all'epidemia di Covid-19

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 30 Apr. 2020 alle 14:12
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Immagine di copertina

Cosa significa e perché è una buona notizia che i pazienti guariti dal Coronavirus sviluppano gli anticorpi

Uno studio pubblicato di recente su Nature Medicine ha confermato che tutti i pazienti guariti dal Coronavirus sviluppano gli anticorpi: cosa significa esattamente e perché si tratta di una buona notizia? La ricerca, effettuata dagli studiosi della Chongqing Medical University, è stata effettuata su 285 pazienti affetti e successivamente guariti dal Covid-19. Gli scienziati hanno scoperto che tutti i 285 i pazienti presi in esame, il 100% del campione quindi, entro 19 giorni dall’inizio dei sintomi clinici ha sviluppato, seppur con livelli diversi, le IgG contro l’infezione. “La sieroconversione per IgG e IgM – si legge nello studio – si è verificata contemporaneamente o in sequenza. Entrambi i titoli ‘anticorpali’ di IgG e IgM hanno raggiunto il plateau entro 6 giorni dalla sieroconversione”. Ma cosa sono le IgG e le IGm? Quelli che noi chiamiamo comunemente anticorpi. C’è una differenza importante però. Le IgG, infatti, sono degli anticorpi che si sviluppano solitamente al termine della malattia e che prevengono con una protezione più duratura una nuova infezione. Le IgG si attivano una volta terminate le IGm, gli anticorpi che si attivano nel momento in cui l’organismo entra a contatto con una nuova infezione e che protegge per un periodo relativamente breve.

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Il grafico, pubblicato su Nature Medicine a corredo dello studio, mostra la curva degli anticorpi in relazione al trascorrere dei giorni

Anticorpi nei guariti: perché è una buona notizia nella lotta al Coronavirus

Il fatto che i pazienti abbiano tutti sviluppato le IgG, gli anticorpi più duraturi, è una buona notizia per diversi motivi. Prima di tutto perché coloro che hanno contratto l’infezione non hanno la possibilità di riammalarsi per almeno 12 mesi. È questo, secondo Guido Silvestri, alla guida del laboratorio di Microbiologia e immunologi dell’università di Emory, ad Atlanta, il periodo minimo di immunizzazione dell’organismo. “Non possiamo sapere quanto dura questa risposta immunitaria – dichiara Silvestri, ma i precedenti con virus simili suggeriscono che dovrebbe durare almeno 12-24 mesi”. Silvestri ha parlato dello studio cinese come di una “megapillola di ottimismo” dal momento che la ricerca conferma che “il nostro sistema immunitario monta una risposta anticorpale contro il virus, risposta che con tutta probabilità, basandosi sui precedenti di Sars-1 e Mers oltre che sui modelli animali di infezione da coronavirus, protegge dalla reinfezione o almeno dal ritorno della malattia”.

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Questo significa che se per ipotesi la malattia scomparisse per un breve periodo in estate per poi fare ritorno in autunno avremmo un gran numero di persone immuni al Covid-19. Quante di preciso? L’altra buona notizia è proprio questa. Il risultato di questa ricerca, infatti, rende “affidabile la diagnosi sierologica” così come sottolineato anche dal virologo Roberto Burioni su Twitter. Tra le conclusioni dello studio, infatti, gli autori deducono che “i test sierologici possono essere utili per la diagnosi di pazienti sospetti Covid con risultati Rt-Pcr (i tamponi) negativi e per l’identificazione di infezioni asintomatiche”. La certezza diagnostica, dunque, permetterebbe di avere una mappatura delle persone già contagiate, ma non rilevate nei numeri ufficiali, che in qualche modo proteggerebbe coloro che ancora non risultano aver contratto il Covid-19. La ricerca cinese è una buona notizia anche sul fronte di un potenziale vaccino. Alcuni studiosi, infatti, avevano ipotizzato che un eventuale antidoto contro il Coronavirus potesse non funzionare proprio perché non vi era certezza che gli ammalati sviluppassero gli anticorpi una volta contratta la malattia. Da oggi quella certezza invece c’è.

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