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Coronaviurs, in Ecuador i cadaveri vengono bruciati in strada o gettati nei cassonetti

Le immagini parlano da sole: a Guayaquil il sistema funerario è al collasso a causa della pandemia

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 2 Apr. 2020 alle 20:06 Aggiornato il 3 Apr. 2020 alle 14:32
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In Ecuador il Coronavirus è un nemico difficile da sconfiggere anche a causa della povertà. Sono immagini drammatiche quelle che arrivano direttamente dalla città di Guayaquil, la più colpita del Paese sudamericano: i cadaveri dei deceduti per Covid-19 e non solo vengono lasciati in strada, gettati nell’immondizia avvolti in sacchi di plastica o dati alle fiamme in attesa di essere seppelliti, il tutto mentre intorno continua a scorrere la vita di tutti i giorni.

Sono diventati virali i video e le foto degli utenti che hanno denunciato una situazione diventata insostenibile. In uno di questi filmati, addirittura, data la mancanza di ambulanze e la scarsa capacità di capienza degli obitori, che sono ormai pieni, si vede un gruppo di agenti di polizia lanciare da un camioncino una salma in strada. Anche le famiglie dei defunti sono costrette a portare i corpi senza vita dei loro cari fuori dalle abitazioni, negli angoli, nei portoni o nei contenitori dell’immondizia, avvolti in rudimentali sacchi di plastica, per evitare ulteriori contaminazioni all’interno.

Il sistema funerario è al collasso. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver chiamato i numeri di emergenza per far ritirare i morti, anche per patologie non strettamente legate al Coronavirus, ma nessuno ha dato loro una soluzione, il sistema funerario è collassato e i corpi sono rimasti in casa per due e anche quattro giorni di attesa. Da qui la decisione di lasciarli in strada.

Di fronte a questa situazione, che va avanti da almeno una settimana, il presidente Lenín Moreno ha annunciato lunedì scorso la creazione di una task force sotto la responsabilità di Jorge Wated, in modo che i compatrioti che sono morti a Guayaquil abbiano la degna sepoltura che meritano, ma al momento la crisi non è ancora stata risolta, con le autorità che continuano a riconoscere le difficoltà nel ritirare i cadaveri delle persone decedute. Sconvolgente la testimonianza di una donna, Jésica Castañeda, rilasciata alla BBC Mundo: “Mio zio è morto il 28 marzo e nessuno viene ad aiutarci. Gli ospedali ci hanno detto che non avevano barelle e lui è deceduto a casa. Il corpo è ancora lì, a letto, perché nessuno può toccarlo”.

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