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L’Africa si prepara al Coronavirus: può avere effetti devastanti

Anche se l'Africa è il continente con meno contagi, i suoi Paesi si stanno già preparando al peggio: il Coronavirus fa troppa paura, in un area del mondo che conta oltre un miliardo di abitanti e dove centinaia di migliaia di persone muoiono ogni anno a causa di altre epidemie

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 24 Mar. 2020 alle 15:53 Aggiornato il 25 Mar. 2020 alle 08:41
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Immagine di copertina

Coronavirus, l’Africa si prepara al peggio

Con quasi 2mila casi registrati, l’Africa fino ad ora è stato il continente meno colpito dalla pandemia di Coronavirus, eppure la maggior parte dei Paesi si sta preparando al peggio: alcuni hanno dichiarato lo stato d’emergenza anche se la situazione è ancora sotto controllo. Il virus fa troppa paura, in un continente che conta oltre un miliardo di abitanti e dove centinaia di migliaia di questi muore ogni anno a causa di altre epidemie, come l’ebola, la malaria, la tubercolosi e l’Hiv. Per questo la diffusione del contagio in Africa è una delle complicazioni della pandemia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) teme di più.

Il 21 marzo scorso il direttore generale dell’Oms, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che il miglior consiglio da dare all’Africa “è quello di prepararsi al peggio e prepararsi sin da oggi”. E anche gli Stati dove sono stati rilevati pochi casi sembrano averlo preso alla lettera: oltre a chiudere scuole e vietare i raduni pubblici sin da subito, hanno iniziato a prendere misure adottate in Europa solo durante uno stadio più avanzato dell’epidemia.

La vera sfida nel prevenire il contagio sarà però l’aderenza della popolazione alle regole, laddove usanze e norme sociali prevedono assembramenti quotidiani e stili di vita che rendono il distanziamento spesso difficile da implementare, sia fuori che dentro casa. La quarantena inoltre potrebbe mettere a dura prova la sopravvivenza delle persone nelle aree in cui i cittadini vivono di mestieri artigianali e guadagni quotidiani. Secondo l’Oms, dal 14 febbraio ad oggi sono stati in tutto 1.936 i casi confermati in 43 Paesi africani, la maggior parte dei quali in Egitto (294) Maghreb (201 in Algeria , 109 in Marocco e 75 in Tunisia) e in Sud Africa, che conta 274 contagi. I decessi registrati in tutto sono stati 58 in 13 Paesi. Ecco una panoramica di cifre, misure adottate e principali rischi, area per area.

Africa occidentale

L’epidemia potrebbe rivelarsi una catastrofe sanitaria dalle dimensioni inimmaginabili in Africa sub-sahariana, dove la capacità di tenuta delle strutture sanitarie è pressoché nulla: nei villaggi rurali queste sono quasi inesistenti, e le condizioni igienico-sanitarie, le attrezzature e la formazione del personale sono insufficienti. La maggior parte degli operatori si concentra nelle grandi città, ma il sistema sanitario copre solo una piccola parte della popolazione: il rischio di contrarre altre malattie, come la malaria, la febbre dengue, la meningite o la rabbia è già molto alto.

Il Senegal, dove solo il 47 per cento della popolazione ha facile accesso al servizio sanitario nazionale, ha già dichiarato lo stato d’emergenza nonostante i numeri dell’epidemia siano ancora contenuti. “Se continuiamo a comportarci come se non stesse succedendo niente, il virus si diffonderà in misura più grande e in modo più aggressivo”, ha detto il presidente senegalese Macky Sall in un discorso pronunciato alla nazione lunedì 23 marzo. Con 64 casi registrati, ha imposto il coprifuoco dalle 8 di sera alle 6 di mattina, autorizzato l’esercito a vietare assembramenti, chiudere le aree pubbliche e limitare gli spostamenti nel Paese per i prossimi tre mesi, e avvertito che un’ulteriore stretta potrebbe essere imposta a breve. Anche il presidente ivoriano Alassane Ouattara ha dichiarato l’emergenza e allertato la popolazione a rispettare le misure di contenimento – coprifuoco, chiusura di tutte le attività commerciali e divieto di spostarsi all’interno del Paese – se non vogliono essere travolti dal virus, che fino ad ora ha contagiato 25 persone.

Il Paese che desta più preoccupazione dell’area è la Nigeria, che con oltre 200 milioni di abitanti risulta il più popoloso di tutto il continente, ed è anche quello con il maggior numero di persone infette da HIV dopo il Sudafrica. Il primo morto per Coronavirus è stato registrato domenica 22 marzo, un uomo di 67 anni con malattie pregresse e tornato di recente da un viaggio nel Regno Unito. Nel Paese i casi sono in tutto 22, la maggior parte dei quali rilevati nella metropoli di 20 milioni di persone, Lagos. La Nigeria ha chiuso tutti i confini e sospeso i voli internazionali per quattro settimane, rimandato le riunione governative e invitato gli abitanti delle capitali, Lagos e Abuja, a restare a casa e evitare assembramenti. Altri stati dell’Africa dell’Ovest, come la Mauritania e il Burkina Faso, il più colpito della regione con 99 casi e 4 morti, hanno annunciato il coprifuoco. In questi Paesi l’Oms ha difficoltà a mappare il numero di posti in terapia intensiva disponibili negli ospedali, ma sa bene che sono limitati. Per questo la parola d’ordine è prevenzione.

Africa centrale

Uno dei Paesi dell’Africa centrale (e dell’intero continente) in cui le conseguenze potrebbero essere devastanti è senz’altro la Repubblica Democratica del Congo (Drc): qui il morbillo uccide circa 6mila persone ogni anno. Per ora i casi di Coronavirus rilevati sono stati solo 30, ma le misure restrittive potrebbero incontrare gli stessi ostacoli riscontrati fino ad oggi nella cura dell’Ebola, con cui il Paese combatte da agosto 2018: la popolazione risulta troppo coinvolta in riti e usanze, come funerali e altre cerimonie religiose, che prevedono contatti costanti e a cui non vuole rinunciare, mostrando una certa diffidenza riguardo l’efficacia delle regole imposte. Inoltre, il Paese è spesso colpito da attacchi di gruppi armati che rendono le attività nei centri di trattamento da parte di Organizzazioni umanitarie e Ong difficile e pericolosa, impedendo così un contenimento efficace di qualsiasi epidemia.

Situazione simile si registra in altri Paesi per quanto riguarda l’aderenza alle norme, come lo Zimbabwe, dove nonostante siano stati registrati fino ad ora solo 2 casi, il governo ha dichiarato l’epidemia “disastro nazionale”, imposto il divieto di spostarsi e vietato i viaggi all’estero dal 20 marzo per 30 giorni. Ma il ministro della Salute Manaouda Malachie ha già deplorato il mancato rispetto delle misure igienico-sanitarie varate dal governo, invitando i cittadini alla “massima vigilanza e alla disciplina”.

Africa orientale

Il Paese dell’Africa orientale più colpito dall’emergenza Coronavirus è stato fino ad ora il Rwanda, dove i casi registrati ad oggi sono 19: il 22 marzo il governo ha annunciato la quarantena della popolazione e la chiusura delle frontiere, con l’eccezione del traffico merci e del rientro dei cittadini ruandesi nel paese. L’Etiopia, il secondo stato più popoloso dell’Africa, dove solo 11 persone risultano contagiate, ha chiuso i confini e messo in campo l’esercito per assicurare il controllo delle frontiere, consentendo solamente alle merci l’ingresso nel Paese. Il Kenya, prima economia dell’area, ha finora confermato 15 casi di Covid-19. Lo scorso 22 marzo il presidente cattolico Uhuru Kenyatta ha indetto una giornata nazionale di preghiera, da casa, per chiedere protezione dal Coronavirus, mentre un leader dell’opposizione, Moses Wetangula, ha chiesto al governo di rendere nota l’identità dei pazienti positivi per poter rintracciare più velocemente eventuali contatti. Una proposta sostenuta da molti keniani sui social.

Sudafrica

Il Sudafrica, dove nell’ultima settimana i casi sono rapidamente aumentati arrivando a 274, ha dichiarato il coronavirus un “disastro nazionale” per poter sbloccare fondi e imporre misure restrittive straordinarie come chiudere i confini ai viaggiatori provenienti da paesi a rischio e imporre alle persone entrate nel paese nell’ultimo mese di sottoporsi ai tamponi. Ha chiesto ai cittadini di rimandare i viaggi non importanti, ha chiuso le scuole e vietato eventi con più di 100 persone. Fino a questo momento non ci sono stati decessi per Covid-19, e il “paziente zero”, un 38enne che aveva contratto il Coronavirus in vacanza in Italia insieme alla moglie e a un gruppo di amici, è stato dimesso dopo il ricovero. Nonostante il Paese vanti uno dei migliori sistemi sanitari pubblici del continente, ha meno di 1.000 posti letto in terapia intensiva, di cui 160 in strutture private, per una popolazione di 56 milioni di abitanti.

Nordafrica

L’Egitto è il primo Paese per numero di contagi, con 294 casi accertati e 14 morti, anche se secondo alcuni il governo di al-Sisi starebbe nascondendo le cifre reali dell’epidemia. Le autorità hanno imposto misure abbastanza restrittive, ma non così dure per un Paese di 100 milioni di abitanti: chiusura di scuole e università, chiusura anticipata delle attività commerciali e l’invito a favorire il lavoro da casa. Giovedì 19 marzo i voli sono stati sospesi ed è stato bloccato l’ingresso di nuovi gruppi turistici, mentre sabato le autorità religiose hanno ordinato la chiusura di chiese e moschee, nonché vietato le preghiere in pubblico per almeno due settimane. Il presidente Al Sisi ha varato alcune misure di sostegno all’economia e alle famiglie, come l’abbassamento del prezzo della luce e del gas e la sospensione dei pagamenti per le imprese.

In Algeria, duramente colpita con 201 casi e 17 morti, è stato dichiarato lo stato d’allerta e il trasporto aereo è stato sospeso a partire da giovedì 19 marzo. La pandemia è inoltre riuscita a bloccare le marce di protesta del movimento Hirak contro il governo. Per la prima volta dal 22 febbraio dello scorso anno, i manifestanti non sono scesi in piazza il venerdì per l’ormai consueta contestazione pacifica anti-regime. La Tunisia, con 74 casi confermati dall’Oms, ha imposto il coprifuoco dalle 6 di pomeriggio alle 6 di mattina, chiuso moschee, caffè e mercati, vietato l’ingresso nel Paese e sospeso tutti i voli internazionali a partire dal 16 marzo scorso.

Fonte: World Health Organization

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