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Esclusiva TPI – Amal, 10 anni, scappata dalla guerra in Siria: la seconda puntata del podcast “Children of War”

In anteprima esclusiva su TPI la seconda puntata della serie podcast "Children of War lanciata dalla Ong Save The Children - "Promettimi che ci rivedremo - Amal, bambina rifugiata della guerra in Siria". TPI pubblicherà in anteprima esclusiva 4 puntate a partire da oggi, lunedì 28 settembre

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 28 Set. 2020 alle 09:57
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L’Ong Save the Children lancia “Children of War”, una serie podcast che racconta cinque storie di bambini sopravvissuti alle più sanguinose guerre dell’ultimo secolo, alcune delle quali ancora in corso. La seconda puntata, uscita oggi e pubblicata in esclusiva da TPI, parla di Amal, una bimba siriana che a 10 anni è stata costretta a fuggire con la sua famiglia abbandonando ad Homs la nonna che non poteva affrontare la fuga. (Qui il podcast della prima puntata).

Amal
Amal

Children of War: la seconda puntata

La protagonista della seconda puntata della serie podcast “Children of War” è Amal, una bambina siriana che a 10 anni è stata costretta ad abbandonare Homs (Siria), la città sotto assedio dove era nata e cresciuta fino a quel momento. Da allora non è mai tornata nella sua casa e ancora oggi vive in un campo rifugiati della Beqaa Valley, in Libano.

Amal
Amal

I bambini e la guerra in Siria

La guerra in Siria si protrae dal 2011 e ha messo in ginocchio la popolazione. Di fronte a questa situazione i bambini siriani pagano il prezzo più alto e subiscono sulla propria pelle le devastanti conseguenze del conflitto.

Al dramma della guerra oggi si sommano gli effetti della pandemia da Coronavirus. Nelle aree di conflitto in giro per il mondo si calcolano circa 415 milioni di bambini esposti a un vero e proprio “fuoco incrociato”. Alla violenza delle armi, che sempre più spesso vengono puntate contro i bambini colpendo scuole e ospedali – quasi 1.000 attacchi nel 2019 – si aggiunge la minaccia del Covid-19 con i suoi effetti collaterali gravissimi per la salute, la nutrizione e l’istruzione dei bambini.

In Siria, dove ogni 10 ore un bambino viene ucciso dalle violenze, più di 84 ospedali e presidi sanitari sono stati attaccati dallo scorso dicembre solo nel nord-ovest del paese, lasciando 4 milioni di persone, la metà bambini, senza alcun tipo di assistenza sanitaria per fronteggiare la pandemia. Entro fine anno 3,4 milioni di bambini siriani sotto i 5 anni avranno bisogno di assistenza nutrizionale, e 1 su 8 soffre già di gravi ritardi nella crescita per gli effetti della malnutrizione.

I podcast in esclusiva su TPI

“Children of War” raccoglie in cinque podcast altrettante storie di bambini sopravvissuti nell’arco di 80 anni alle guerre più tristemente famose della storia e dei nostri giorni. La Seconda Guerra Mondiale, la guerra civile in Nigeria con la carestia del Biafra, il genocidio in Ruanda del ‘94 e le guerre attuali in Siria e nello Yemen, sono il teatro orrendo in cui sono cresciuti Evelyn, Emeka, Vanessa, Amal, Rami e Waleed.

Cinque racconti in prima persona che, attraverso la voce di attori professionisti e la partecipazione dei giornalisti Maria Concetta Mattei e Giorgio Zanchini, disegnano le loro vite e quelle delle loro famiglie travolte dalla violenza, ma ci restituiscono tutta la forza di cui sono capaci i bambini, se aiutati e protetti, nel riuscire a sognare e costruire un futuro diverso nonostante tutto. La serie è stata realizzata con la consulenza di Jonathan Zenti e grazie al contributo di Simona Angioni per i testi, di Silvia Stortini e Valerio Maggio per la produzione, e di Luca Micheli per le musiche.

Le puntate del podcast verranno pubblicate in anteprima esclusiva su TPI, dove potranno essere ascoltate ogni lunedì, per quattro settimane a partire da oggi, 28 settembre.

Leggi anche: 1. Guerra in Siria, Diario dal Rojava, il racconto del conflitto dall’inviata sul campo di TPI, Benedetta Argentieri  / 2. La storia al contrario: quando la Siria accoglieva i rifugiati d’Europa (anche greci) / 3. Siria, a Idlib è in atto la peggiore crisi umanitaria del 21esimo secolo, ma nessuno sembra interessarsene

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