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Il capo ad interim dell’Fbi contraddice Trump riguardo al licenziamento di Comey

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Andrew McCabe ha negato l'esistenza di agitazione all'interno dell'agenzia per l'ex direttore del bureau rimosso dal presidente

Il capo ad interim dell’Fbi Andrew McCabe contraddice le affermazioni del presidente Donald Trump che in un’intervista all’Nbc aveva parlato di agitazione all’interno dell’agenzia nei confronti dell’ex direttore James Comey prima del suo licenziamento.

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“Non abbiamo mai perso fiducia in James Comey che continuava ad avere un ampio sostegno”, ha detto McCabe davanti alla commissione intelligence del Senato statunitense mettendo in dubbio le motivazioni proposte da Trump per giustificare la rimozione di Comey avvenuta il 10 maggio.

L’ex direttore del bureau era impegnato nelle indagini sul cosiddetto Russiagate, i presunti rapporti tra Trump e il governo russo durante la campagna elettorale del 2016. Il New York Times aveva riferito che Comey aveva chiesto maggiori risorse economiche per continuare l’inchiesta. 

Sulla vicenda Russiagate il Senato degli Stati Uniti ha convocato anche l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn che aveva rifiutato di collaborare all’indagine e si era dimesso dal suo incarico dopo voci insistenti su suoi contatti con funzionari di Mosca.

Donald Trump ha però precisato che la decisione di licenziare Comey sarebbe stata presa da lui in maniera autonoma sulla base della situazione del bureau e ha negato di essere sotto indagine per la sua collaborazione con i russi. 

Intanto, il viceministro della Giustizia statunitense Gerald Rod Rosenstein, ha minacciato le dimissioni per le voci insistenti su presunte pressioni che avrebbe esercitato per arrivare alla rimozione di Comey dal suo incarico. Rosenstein era stato convocato da Trump insieme a Jeff Sessions per elaborare una strategia in relazione alla figura di Comey. Secondo il vice ministro, però, la decisione del licenziamento era già stata presa da Trump. 

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