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Il cantante degli Eagles of Death Metal: “Al Bataclan quei figli di pu**ana ridevano e sparavano senza pietà”

Immagine di copertina
Credit: AGF

"Stavamo festeggiando la vita, e loro volevano toglierci tutto. Ma non ce l'hanno fatta": le parole di Jesse Hughes a dieci anni dall'attentato terroristico che sconvolse Parigi

Jesse Hughes, cantante degli Eagles of Death Metal, si stava esibendo insieme alla sua band quando il 13 novembre 2015, esattamente dieci anni fa, tre terroristi fanno irruzione all’interno del Bataclan iniziando a sparare all’impazzata e provocando 90 morti. Oggi, la band è a Parigi per il decimo anniversario dell’attentato terroristico che sconvolse Parigi. Intervistato dal Corriere della Sera, il cantante ripercorre quella serata: “Il concerto era iniziato da un’ora, eravamo carichissimi. Ho chiari i volti sudati e felici dei giovani che cantavano con noi. Ho chiaro anche l’inferno. In questi dieci anni ci sono stati dei momenti in cui ho sperato di dimenticare qualcosa, qualche dettaglio, ma è ancora tutto lì”.

Da allora Hughes afferma di non aver “mai fatto incubi, dormo, suono e mi reputo felice. Ma non c’è giorno che il Bataclan non passi dalla mia testa. Immagini, storie, persino l’odore di quella sera sta con me”. Il racconto prosegue: “I figli di puttana ridevano. Si sentivano forti in mezzo a centinaia di persone disarmate. Sparavano senza pietà. Ricordo i ragazzi che in ginocchio supplicavano ‘S’il te plaît’, ‘S’il te plaît, non uccidermi’. Premevano il grilletto, come fosse un gioco. Ricordo chi è morto per fare da scudo e difendere dai proiettili gli amici o gli amori. Stavamo festeggiando la vita. E loro volevano toglierci tutto, ma non ce l’hanno fatta”.

“Alla fine, quello che è rimasto non è la morte e l’orrore, come speravano gli assassini: in questo hanno fallito. Io sono credente, ma dal Bataclan ho visto uscire esempi di amore, unità e fede nel rock and roll che non potevo immaginare. Alcuni dei sopravvissuti hanno iniziato a scrivere, altri a suonare, altri ancora hanno fondato associazioni” aggiunge il cantante, che poi rivela di sentire ancora molti dei ragazzi sopravvissuti alla strage del Bataclan: “In quei giorni ho fatto a tutti una promessa: ci sarei stato per chiunque avesse avuto voglia di chiamarmi. Tengo stretti contatti con circa 500 persone. Alcuni di loro per me sono come famiglia”.

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