Me

Cosa succederà con la Brexit adesso che il premier è Boris Johnson

Di Laura Melissari
Pubblicato il 23 Lug. 2019 alle 15:38 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:45
Immagine di copertina

Brexit, cosa succederà adesso che il premier è Boris Johnson

Boris Johnson è stato eletto nuovo leader dei Conservatori britannici, e di conseguenza sarà nuovo premier del Regno Unito. Theresa May aveva presentato le sue dimissioni lo scorso 7 giugno, che diventeranno effettive adesso che il partito – e il paese – hanno un nuovo leader.

• “But that’s Boris”: divisivo, sopra le righe, stravagante: ecco chi è il nuovo premier britannico

Sarà Boris Johnson a dover traghettare il Regno Unito nella difficile uscita dall’Unione europea. E sarà lui a dover negoziare con l’Ue, per far sì che sia tutto pronto alla fatidica data del 31 ottobre 2019.

“Realizzare la Brexit e unire il Paese”: sono i due obiettivi principali annunciati da Johnson dopo il suo insediamento come capo del partito. “L’uscita del Regno dall’Ue deve essere portata a termine entro il 31 ottobre”, ha sottolineato, annunciando di non essere favorevole ad altri ritardi e slittamenti.

Su Brexit Boris Johnson non ha mai fatto mistero di quale sia la sua linea: uscire alla data designata, con o senza accordo. Se Theresa May e molti membri del partito conservatore pensavano che il No deal fosse uno scenario da evitare ad ogni costo, Johnson non sembra pensarla allo stesso modo. Pur preferendo uscire dalla Ue con un accordo, si è detto pronto all’eventualità del No deal.

“Le probabilità che il Regno Unito lasci l’Ue senza un accordo sono aumentate con l’elezione di Boris Johnson a leader dei Tory”, ha affermato l’agenzia di rating Moody’s in una nota.

“Con l’elezione di Johnson, le chance di un compromesso sostenibile appaiono più basse”, mette in evidenza l’agenzia di rating. “Una Brexit no deal avrebbe effetti significativamente negativi sulla Gran Bretagna”, aggiunge.

Brexit Boris Johnson: la reazione della Ue all’elezione di Johnson

Johnson si è detto fiducioso di poter rinegoziare l’accordo di Theresa May con la Ue. Pochi minuti dopo la sua elezione, Michel Barnier, il capo negoziatore Brexit per la Ue, ha scritto su Twitter: “Non vediamo l’ora di lavorare in modo costruttivo con Boris Johnson quando entrerà in carica, per facilitare la ratifica dell’accordo di recesso e ottenere una Brexit ordinata. Siamo pronti anche a rielaborare la Dichiarazione concordata su una nuova partnership in linea con le linee guida #EUCO”.

Barnier ha quindi fatto sapere che l’accordo non si tocca, ma la dichiarazione politica non vincolante si potrà rielaborare.

L’accordo Brexit si compone infatti di due parti: la prima che è la parte giuridicamente vincolante e definisce i termini del divorzio dall’Ue: diritti dei cittadini, ammontare che Londra deve alle casse di Bruxelles, periodo di transizione fino a dicembre 2020, il backstop, la clausola di salvaguardia sull’Irlanda del Nord.

La seconda parte è la Dichiarazione politica, che non è giuridicamente vincolante e indica il futuro dei rapporti tra Regno Unito e Unione europea. Questa Dichiarazione prevede che il Regno Unito rimanga all’interno di una unione doganale con l’Ue finché un’altra soluzione non sarà trovata. Questa parte, che al momento non piace per nulla ai sostenitori della Brexit, potrà avere un margine di contrattazione con la Brexit, secondo quanto ha detto. Barnier oggi.