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“A Kiev è la disperazione. I nostri bambini possono morire tutti”: parla Damiano Rizzi, oncologo della Ong Soleterre

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“Stamattina alle 5 ci siamo svegliati con il pensiero ai nostri pazienti, cercando di metterli in sicurezza: ora è un costante spostare i bambini da un centro all’altro. Il timore è che possano morire tutti”. Damiano Rizzi è uno psiconcologo, presidente dell’associazione Soleterre, Ong italiana che in Ucraina supporta i bambini malati di cancro in tre ospedali e gestisce un centro di accoglienza a Kiev per gli sfollati vittime del conflitto iniziato otto anni fa in Donbass, la “Dacha del Sorriso”. Sono in tutto 150 presi in carico al momento nei vari ospedali, hanno dai pochi mesi ai 17 anni e sono vulnerabili.

E affrontare le cure oncologiche circondati dalle bombe potrebbe essere fatale: solo questa mattina 25 dei 50 pazienti dell’istituto nazionale di cancro di Kiev dove opera la Ong non sono stati evacuati perché hanno bisogno delle cure essenziali, e anche quelle potrebbero venire meno se l’escalation militare – come appare probabile – continuerà.

“Ci hanno detto che stanno già bombardando i pozzi che circondano Kiev, se vanno avanti la città sarà completamente assediata, gli ospedali resteranno senza acqua e i pazienti non si potranno curare. Già questa mattina alcuni medici del nostro staff non sono andati a lavorare perché devono pensare alle loro famiglie. Alcuni di loro avranno avuto la casa bombardata. Ma per i pazienti oncologici bisogna essere presenti al 100%”, racconta il medico a TPI.

Ora le attività stanno andando avanti in un regime di emergenza all’interno dell’istituto nazionale di cancro di Kiev, dove in 20 anni la Ong ha supportato le chemioterapie, fornito medicinali alle famiglie che non potevano acquistarli “perché anche negli ospedali pubblici è tutto a pagamento”, ristrutturato sale operatorie e reparti.  Questa mattina gran parte del lavoro è stato spazzato via dall’invasione russa comandata dal presidente Vladimir Putin nel cuore della notte.

Abbiamo liberato i piani alti dove si temono bombardamenti – racconta Rizzi – negli ospedali abbiamo lasciato solo i malati più gravi. Stiamo portando ossigeno all’ospedale perché potrebbero servire posti letto anche per altri pazienti”. Ma il problema più grave è l’interruzione delle chemioterapia e degli interventi chirurgici. E “per un paziente oncologico saltare le terapie e vivere in una situazione di insicurezza totale come questa è gravissimo”.

Il luogo più sicuro in cui condurre i bambini che non hanno bisogno di cure immediate, continua il presidente di Soleterre, è diventato proprio il centro di accoglienza “La Dacha del sorriso”: se l’ospedale si trova nel centro di Kiev e potrebbe essere un bersaglio dei bombardamenti, la casa di accoglienza è situata invece in periferia, nel verde, ed è più bassa dell’ospedale. Ma adesso anche lì, racconta, “è la disperazione”.

“Dover affrontare delle cure oncologiche espone a un livello di fragilità e di vulnerabilità dal punto di vista fisico e psichico direi quasi totalizzante, siamo disperati perché oggi non hanno potuto fare le chemioterapie, domani non lo sappiamo. Il nostro impegno principale è mandare avanti le cure dei pazienti”. Normalmente la Ong presta assistenza a circa 50 bambini al mese, 2mila ogni anno. Tra questi molti arrivano proprio dalle regioni del Donbass dove da otto anni non hanno più avuto accesso alle cure. E i discorsi, i ricordi, le preoccupazioni dei bambini dell’Ucraina dell’est, spiega Rizzi, sono molto diversi da quelli che affliggono gli altri pazienti.

“C’è una grande differenza tra quelli che vengono dalle aree in guerra da otto anni e gli altri. Io ci sono stato, ho visto cosa succedeva già 8 anni fa. Questi bambini smettono di parlare di flebo, iniziano a parlare anche loro di guerra. Abbiamo accolto interi nuclei familiari composti non solo dai genitori, m anche dai nonni e dai fratelli, a cui è stato distrutto tutto”, racconta. Per gli sfollati accolti dal centro i nuovi bombardamenti compiuti dall’esercito russo a patire dalle prime ore di questa mattina sono come un tremendo revival.

“Vedere le immagini degli elicotteri che stanno attaccando i pozzi d’acqua intorno alla città, pensare a questi luoghi di pace, per una Ong come Soleterre che da 20 anni opera in Ucraina per costruire la pace, è solo un incubo dopo due anni di Covid – continua il medico – Pensare all’immagine di un bambino di tre anni che da due anni si sta curando, non ha ancora potuto capire dov’è e già si ritrova sotto le bombe… non mi riconosco in questo mondo. Mi riconosco in un mondo che cerca di favorire la vita tutti i giorni, sono addolorato”, conclude.

 

 

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