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Home » Esteri

Un’app vuole porre fine alle mutilazioni genitali femminili

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Cinque ragazze provenienti dal Kenya si sono recate in California con un obiettivo: porre fine alle mutilazioni genitali femminili nel loro paese. Per farlo hanno deciso di prendere parte nella Silicon Valley a una competizione, Technovation Challenge, in cui vengono presentate app che affrontano problemi delle donne di tutto il mondo.

In questa occasione, le cinque ragazze hanno presentato i-Cut, attraverso la quale vengono fornite in tempi brevi assistenza medica e legale a tutte le ragazze vittime di mutilazioni genitali femminili.

In Kenya, per quanto questa pratica sia illegale, è ancora molto praticata in maniera sia parziale che totale ed è vista da numerose famiglie come un rito di passaggio e un requisito necessario per potersi sposare.

Attraverso l’app, se una ragazza si trovasse di fronte al rischio concreto di subire una mutilazione genitale femminile, può allertare le autorità in modo da prevenire il fatto.

Stacy Owino, una delle ragazze che ha realizzato l’app, ha riferito all’agenzia Reuters che pensa che le mutilazioni genitali femminili siano un problema ancora molto diffuso in tutto il mondo, e che il suo obiettivo è che venga risolto definitivamente.

Le cinque ragazze sono state l’unico gruppo formato esclusivamente da africani che prenderà parte all’edizione del 2017 del Technovation Challenge, evento sponsorizzato da Google, Verizon e dalle Nazioni Unite. Il progetto vincitore otterrà un finanziamento di 15mila dollari.

Secondo i dati forniti dall’Unicef, circa 200milioni di donne in tutto il mondo hanno subito mutilazioni genitali femminili. In Kenya a subirne sono state circa una donna su quattro. Oltre ai danni per la salute, questa procedura si porta dietro anche altri problemi: la maggior parte delle donne che subisce queste pratiche, ad esempio, in genere non finisce la scuola e successivamente non entra nel mondo del lavoro.

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