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Il giornalista afghano che doveva partire con l’ultimo volo per Roma è morto negli attentati all’aeroporto

Immagine di copertina
Una foto di alireza ahmadi. Da Facebook

Gli italiani hanno lasciato Kabul: nella tarda serata di ieri, venerdì 27 agosto, sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino i due ultimi voli attesi. A bordo di entrambi, un centinaio di persone. Si tratta degli ultimi aerei dell’Aeronautica Militare in volo verso l’Italia per il completamento dell’evacuazione dall’Afghanistan di ex collaboratori afghani insieme con le loro famiglie, giornalisti, personale diplomatico e militare. Questa mattina, intorno alle 8, è atterrato un terzo velivolo con gli ultimi 58 afghani evacuati da Kabul.

Una fuga disperata più che una ritirata organizzata. Gli attentati di giovedì 26 all’aeroporto hanno fatto precipitare la situazione e le operazioni sono state chiuse in fretta e furia. La strage all’aeroporto di Kabul è costata la vita a 200 persone. Tra le vittime 13 soldati Usa e 187 civili, tra cui tre cittadini britannici. Un kamikaze si è fatto saltare in aria tra la folla che premeva all’esterno dello scalo da giorni per riuscire a salire su uno degli ultimi voli di evacuazione.

Tra le vittime dell’attacco c’è anche il giornalista Alireza Ahmadi, uno dei fondatori e reporter dell’agenzia di stampa afghana Raha. Lo riferito la stessa Raha. Su Facebook aveva scritto che prima di partire aveva venduto 60 libri per 50 afghani, pari a 60 centesimi di euro. Secondo il quotidiano La Repubblica Alireza doveva partire con l’ultimo volo per Roma.

Alireza era uno dei giornalisti più affermati della capitale afgana. Era nascosto in un nascondiglio segreto da dodici giorni – racconta il giornalista Pierluigi Bussi – al buio e senza cibo, era allo stremo. Doveva partire e non ce l’ha fatta. È morto a 35 anni insieme a decine di donne uomini e bambini che sognavano la salvezza.

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